Un ex ricercatore dell’università La Sapienza di Roma rischia di finire a processo con l’accusa di detenzione di materiale pedopornografico. Al centro dell’inchiesta c’è un 32enne originario di Catania, sul cui account Google Drive sarebbero state caricate 20 fotografie dal contenuto illecito. Secondo la ricostruzione dell’accusa, il caricamento risalirebbe al 19 marzo 2025 e riguarderebbe immagini di minorenni coinvolti in atti sessuali.
La perquisizione e il sequestro del computer
Le indagini hanno portato la polizia giudiziaria a perquisire l’abitazione dell’ex ricercatore circa nove mesi dopo il presunto caricamento dei file. Durante gli accertamenti, gli investigatori hanno individuato le immagini sul dispositivo informatico, procedendo al sequestro del computer. Successivamente è stato bloccato anche l’account Google dell’indagato. Gli elementi raccolti sono confluiti nel procedimento giudiziario, che dovrà chiarire le responsabilità del trentaduenne.
La procura chiede il rinvio a giudizio
Per il pubblico ministero, il trasferimento dei file sul servizio di archiviazione online sarebbe avvenuto consapevolmente. Nella richiesta di rinvio a giudizio, la procura sostiene che “il dolo generico è indubbio nell’upload del materiale pedopornografico” e che il caricamento delle immagini pedopornografiche sul cloud di Google “non può essere accidentale”. Una ricostruzione contestata dalla difesa, secondo la quale non sarebbe stata dimostrata l’origine dei contenuti presenti sul dispositivo.
La difesa ipotizza un malware: decisione attesa a novembre
L’avvocato Walter Marrocco, legale dell’ex ricercatore, ha sollevato dubbi sulle modalità con cui i file sarebbero arrivati sul computer del suo assistito. “Il dubbio sorge su come quel materiale sia arrivato sul pc del mio assistito, noi non sappiamo come ci sia finito e magari è accaduto in maniera accidentale, tramite un malware”, ha dichiarato il difensore. Sarà il giudice dell’udienza preliminare (gup) a valutare la richiesta della procura: la decisione è prevista per la fine di novembre. L’indagato resta presunto innocente fino a un’eventuale condanna definitiva.
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