Sapevano quali Gratta e Vinci avrebbero fatto vincere milioni di euro. E, secondo l’accusa, sfruttavano le informazioni riservate per far acquistare i biglietti fortunati a parenti e amici. Una presunta truffa da capogiro, scoperta dalla Guardia di Finanza di Roma, che ha portato al sequestro di beni per oltre 25 milioni di euro nei confronti di cinque ex dipendenti di una società concessionaria del gioco, completamente estranea alla vicenda.
L’operazione è stata eseguita dai finanzieri del Comando Provinciale di Roma su delega della Procura Regionale della Corte dei conti per il Lazio. Al centro dell’inchiesta un sistema che avrebbe permesso ai cinque coinvolti di conoscere in anticipo quali tagliandi nascondevano le vincite più alte, aggirando così il meccanismo di casualità alla base del gioco.
Il trucco dei biglietti milionari
Secondo la ricostruzione degli investigatori, gli ex dipendenti avrebbero utilizzato le proprie credenziali di accesso ai sistemi informatici aziendali per manipolare i server e individuare quattro Gratta e Vinci vincenti: due da 7 milioni di euro ciascuno e altri due da 5 milioni.
Una volta scoperti i tagliandi, sarebbe entrata in azione la seconda parte del piano. I presunti responsabili avrebbero incaricato parenti e conoscenti di acquistare i biglietti nelle ricevitorie italiane alle quali erano stati spediti dalla concessionaria. Un sistema che, secondo l’accusa, avrebbe consentito di incassare premi milionari senza affidarsi alla fortuna.
La Procura contabile ritiene che questa condotta abbia provocato un danno alle casse pubbliche, sottraendo alla normale casualità del gioco premi che, in assenza della presunta manipolazione, avrebbero potuto anche non essere riscossi.
Il maxi sequestro in sei province
Per garantire l’eventuale risarcimento del danno erariale contestato all’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, la Guardia di Finanza ha eseguito un sequestro conservativo di beni per oltre 25 milioni di euro.
Il provvedimento ha interessato 25 unità immobiliari, tra appartamenti, villini, garage e cantine, distribuite nelle province di Roma, Viterbo, Treviso, Taranto, Grosseto e Reggio Calabria. Sotto sequestro anche cinque veicoli, tra automobili e motociclette, oltre a disponibilità finanziarie.
Nei confronti dei cinque ex dipendenti la Procura Regionale della Corte dei conti ha notificato un atto di citazione, contestando responsabilità patrimoniali e non patrimoniali legate al presunto utilizzo illecito delle informazioni privilegiate.
La decisione del giudice
Il sequestro non rappresenta ancora un accertamento definitivo delle responsabilità . Sarà infatti il giudice designato a valutare, in camera di consiglio, se confermare, modificare o revocare il blocco dei beni in attesa della conclusione del procedimento contabile.
L’inchiesta punta ora a chiarire le singole responsabilità dei cinque coinvolti in un meccanismo che, secondo gli investigatori, avrebbe trasformato quattro biglietti Gratta e Vinci in vincite milionarie già conosciute prima dell’acquisto.
Seguici su
Aggiungi romatomorrow.it alle tue fonti preferite e ricevi i nostri contenuti in cima ai risultati di ricerca.