Spingevano sconosciuti per strada, convinti di imitare uno scherzo visto sui social. Un gioco assurdo che ha mandato un uomo in terapia intensiva. È quanto emerge dagli interrogatori dei due ragazzi di 16 e 17 anni accusati delle aggressioni avvenute tra il 4 e il 5 ottobre nei quartieri romani di Monteverde Vecchio e Testaccio. Tra le vittime anche l’attore Davide Iacopini, 42 anni, ancora ricoverato all’ospedale San Camillo.
«Su Tiktok ci sono video in cui la gente fa così e non succede nulla di brutto». È questa la spiegazione fornita dai due minorenni, ascoltati per oltre tre ore dalla Procura minorile di Roma. Entrambi hanno ammesso di aver aggredito tre persone, negando invece il coinvolgimento in un quarto episodio. «Non volevamo fare del male a nessuno», hanno dichiarato, chiedendo scusa per quanto accaduto.
Il gioco finito in tragedia
Il 17enne era alla guida della minicar nera, mentre l’amico di 16 anni sedeva sul lato passeggero. Secondo la ricostruzione degli investigatori, sarebbe stato quest’ultimo a sporgersi per colpire i passanti e a togliere una mano dal manubrio del monopattino sul quale viaggiava Iacopini, provocandone la caduta.
Ai magistrati hanno raccontato di essere usciti la sera del 4 ottobre per trascorrere del tempo insieme, come facevano abitualmente. Poi la prima aggressione, seguita dalle altre. Le persone prese di mira sarebbero state scelte casualmente, senza un criterio preciso.
La Procura contesta ai due minorenni il tentato omicidio, aggravato dai futili motivi, oltre alle lesioni aggravate e alle percosse in concorso. Secondo l’accusa, avrebbero agito per «mero divertimento». I ragazzi, tuttavia, hanno negato di essere usciti con l’intenzione di cercare persone da aggredire.
Le scuse e il pentimento
«Chiediamo scusa, siamo pentiti», hanno ripetuto durante gli interrogatori, ai quali hanno partecipato accompagnati dai rispettivi avvocati e genitori. Il 17enne è stato ascoltato per circa due ore, seguito dal 16enne.
Entrambi hanno sostenuto di non aver compreso immediatamente la gravità delle conseguenze. «Sul momento non ci eravamo resi conto del fatto che l’attore fosse così grave, poi quando è uscita la notizia ci siamo spaventati e non lo abbiamo più fatto», hanno spiegato.
Hanno invece respinto ogni responsabilità per l’aggressione a una donna colpita alla testa in via Foà , intorno alle 23:30 del 4 ottobre. La vittima aveva riportato lesioni giudicate guaribili in cinque giorni.
La minicar con il cobra rosso
A mettere i carabinieri sulle tracce dei due amici è stato un particolare dell’automobile utilizzata durante le aggressioni: alcuni adesivi rossi raffiguranti un cobra. La minicar è stata individuata parcheggiata vicino all’abitazione del 17enne, figlio di un carabiniere.
Nei giorni precedenti alle perquisizioni, anche le madri dei ragazzi avevano iniziato a sospettare un loro possibile coinvolgimento. Attraverso un’applicazione di geolocalizzazione avevano controllato gli spostamenti dei figli nelle serate delle aggressioni, senza però avere la certezza che fossero loro i responsabili.
Un altro elemento al vaglio degli investigatori riguarda la targa della minicar, che sarebbe stata coperta per impedire l’identificazione del veicolo attraverso le telecamere di sorveglianza.
Le indagini proseguono
Le aggressioni segnalate nelle due serate sarebbero complessivamente sei, ma al momento la Procura minorile ne contesta quattro, per le quali sono state presentate altrettante denunce. Gli ulteriori episodi, emersi anche durante gli interrogatori, potrebbero portare a un ampliamento delle contestazioni.
Le indagini, avviate dai carabinieri del comando provinciale di Roma sotto il coordinamento del pm Ambrogio Cassiani e ora seguite dalla Procura minorile, proseguono. I magistrati potrebbero anche valutare la richiesta di misure cautelari nei confronti dei due indagati.
Intanto Davide Iacopini resta ricoverato in terapia intensiva al San Camillo. È lui ad aver riportato le conseguenze più gravi di una serie di aggressioni che, secondo il racconto dei due ragazzi, sarebbero nate dall’imitazione di video pubblicati sui social.
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