La ‘ndrangheta a Roma non è più una semplice ipotesi investigativa, ma una realtà confermata da una sentenza di primo grado. Il Tribunale di Roma ha inflitto più di 240 anni di carcere a una quarantina di imputati coinvolti nell’inchiesta “Propaggine”, che ha smantellato la prima “locale” ufficiale della criminalità organizzata calabrese nella Capitale. La condanna segna un’importante vittoria per la Direzione Distrettuale Antimafia (DDA), che ha portato alla luce l’attività mafiosa a Roma.
Vincenzo Alvaro e Antonio Carzo: i vertici della ‘ndrangheta a Roma
Tra i condannati, spiccano i nomi di Vincenzo Alvaro e Antonio Carzo, considerati dagli inquirenti i vertici della cellula romana della ‘ndrangheta. Alvaro ha ricevuto la pena più severa, con 24 anni di reclusione. La sentenza ha confermato che i due erano l’architrave della struttura mafiosa operante a Roma, gestendo attività illecite che andavano dal traffico di droga all’estorsione aggravata, fino all’intestazione fittizia di beni e al riciclaggio. Un impianto accusatorio che ha retto il vaglio dei giudici, rivelando come il gruppo operasse con metodi mafiosi per infiltrarsi in attività economiche sia legali che illegali nella capitale.
“Una propaggine di là sotto”
L’indagine ha rivelato il forte legame tra la “casa madre” calabrese e la cellula romana. In una delle intercettazioni più significative, gli stessi indagati descrivono l’organizzazione come “una propaggine di là sotto”, un chiaro riferimento alla ‘ndrangheta calabrese. Le intercettazioni hanno anche svelato i timori del clan riguardo al trasferimento a Roma di magistrati e investigatori che avevano già operato in Calabria, dimostrando la consapevolezza del rischio giudiziario associato ai loro affari nel Lazio.
Attività economiche e confische
Oltre alle condanne detentive, il Tribunale ha disposto la confisca di diverse attività economiche legate agli imputati, tra cui esercizi commerciali e beni utilizzati per ripulire il denaro sporco derivante dai traffici illeciti. Il procuratore Francesco Lo Voi ha sottolineato l’importanza di questo riconoscimento, dichiarando che “la confisca delle attività economiche rappresenta un dato particolarmente significativo per proseguire le indagini in questo filone”, confermando l’impegno costante della DDA di Roma nella lotta contro la criminalità organizzata.
Una vittoria per la giustizia
La decisione del Tribunale di Roma segue la conferma delle condanne da parte della Cassazione lo scorso gennaio, che aveva definitivamente sancito l’esistenza della “locale” della ‘ndrangheta a Roma. Una sentenza storica che segna una tappa importante nella lotta contro la criminalità organizzata nella capitale, con la DDA che continua a lavorare per smantellare ulteriori strutture mafiose presenti nella città.
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