Gli scavi sotto la Casa del Jazz non hanno portato a nessuna scoperta sensazionale. Nonostante le alte aspettative e il grande interesse mediatico, 25 metri di cunicoli sono stati esplorati senza rinvenire nulla di rilevante per le indagini, se non ossa animali e materiale di scarto. Le operazioni, che hanno avuto come obiettivo la possibile scoperta di elementi legati alle misteriose sparizioni di Emanuela Orlandi e del giudice Paolo Adinolfi, si sono concluse con un nulla di fatto.
Il prefetto di Roma, Lamberto Giannini, ha fatto il punto sulla situazione durante una conferenza stampa, alla quale hanno partecipato anche i familiari degli scomparsi. Le operazioni, che hanno visto il coinvolgimento di speleologi, vigili del fuoco, e reparti scientifici della polizia e dei carabinieri, si sono concentrate su un’area sotterranea di difficile accesso. Giannini ha spiegato che “non sono stati rinvenuti elementi che hanno portato novità rilevanti da un punto di vista investigativo”. Un’antropologa, intervenuta sul caso, ha confermato che i reperti ossei trovati erano esclusivamente di animali.
Il contesto dell’intervento
Nonostante l’esito negativo, le autorità hanno ribadito che l’intervento era necessario. L’area della Casa del Jazz era stata oggetto di attenzione già nel novembre precedente, dopo segnalazioni su gallerie sotterranee murate decenni fa, che si pensava potessero essere utilizzate per nascondere armi, documenti o resti umani. Il prefetto Giannini ha definito le ricerche come un “atto di civiltà giuridica“, spiegando che era fondamentale procedere per fare chiarezza su vicende che hanno scosso la città di Roma per decenni.
In conferenza era presente anche Pietro Orlandi, fratello di Emanuela, che non ha mai smesso di cercare collegamenti tra la sparizione della sorella e gli ambienti della Banda della Magliana, in particolare con la figura di Renatino De Pedis. Sebbene sperasse in una scoperta che potesse fare luce sul caso, Orlandi ha dichiarato: “Ho la certezza che si arriverà alla verità. La verità non la puoi nascondere in eterno“. L’ex magistrato Guglielmo Muntoni, che ha supportato gli accertamenti, ha sottolineato l’importanza di aver rimosso il dubbio su quel sito specifico, ma ha confermato che i segreti legati ai tunnel della Banda della Magliana, se esistono, sono probabilmente sepolti altrove.
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