Johnny Micalusi è stato assolto in appello con la formula “perché il fatto non sussiste”. La Corte di Appello di Roma ha revocato la condanna a 8 anni e 9 mesi di reclusione che gli era stata inflitta in primo grado, in seguito all’inchiesta della Dda e all’operazione ‘Nettuno’ del 2017. Le accuse iniziali includevano intestazione fittizia di beni, riciclaggio e autoriciclaggio di denaro di provenienza illecita, ma in appello le contestazioni sono cadute per tutti gli imputati, compresi i figli di Micalusi, Francesco e Lorenzo, che erano stati condannati a 2 anni e mezzo ciascuno. È stata anche revocata la confisca dei beni, con l’ordine di restituzione dei beni sequestrati, tra cui il famoso ristorante “Assunta Madre” e altri immobili.
La difesa e la reazione
L’avvocato difensore di Micalusi, Dario Vannetiello, ha commentato la sentenza sottolineando che la formula assolutoria “è inequivoca” e ha confermato la tesi difensiva che i fatti di autoriciclaggio e intestazione fittizia non sussistono. L’avvocato Fabio Lattanzi, che ha difeso uno dei figli di Micalusi, ha definito l’arresto e la condanna iniziale una “grande ingiustizia” che ha segnato la sua carriera, pur riconoscendo che la decisione della Corte di Appello non potrà restituire a Micalusi ciò che gli è stato tolto.
Assoluzione anche per Adriano Nicolini
La Corte ha confermato anche l’assoluzione di Adriano Nicolini, direttore di una filiale della Banca del Fucino, contro cui la procura aveva presentato appello. Il suo avvocato, Nicola Madìa, ha espresso grande soddisfazione per il miglioramento della formula assolutoria in appello, che ha riconosciuto l’insussistenza dei fatti di riciclaggio contestati.
Conseguenze dell’inchiesta
A Micalusi, oltre ai locali, erano stati sequestrati appartamenti, conti correnti e diverse società, tra cui quelle che gestivano il ristorante Assunta Madre e altre attività legate al commercio ittico e alla ristorazione. Con questa assoluzione, il patrimonio di Micalusi viene restituito, segnando una vittoria importante per la sua difesa e sollevando dubbi sulla legittimità della condanna iniziale.
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