Una lettera anonima, con richieste di denaro e gioielli in oro e una minaccia agghiacciante: «Uccideremo i membri della tua famiglia». Un documento recapitato circa un anno fa al padre di Kamal Uddin, in Bangladesh, che oggi potrebbe aprire nuovi scenari investigativi sulla strage di Casalotti, costata la vita a Kamal, alla moglie Jahan e alla figlia di appena otto anni.
La missiva, ricevuta nel villaggio di Companiganj proprio nei giorni in cui Kamal era rientrato nel Paese per le festività, è ora al vaglio degli investigatori italiani, che stanno cercando di capire se possa avere un collegamento diretto con il triplice omicidio avvenuto venerdì sera nell’appartamento di via Montiglio.
Il figlio sopravvissuto e il ricercato
L’unico sopravvissuto alla strage è Amir, il figlio ventenne della coppia, ricoverato in prognosi riservata al Policlinico Gemelli dopo essere riuscito a fuggire nonostante le gravi ferite riportate durante l’aggressione.
È stato proprio lui a indicare agli investigatori il presunto autore del massacro: Shahadat Hossain, 43enne bengalese e attivista del Partito Nazionalista del Bangladesh, attualmente ricercato dalla polizia.
La Squadra Mobile di Roma ha diffuso fotografia e generalità del sospettato, invitando chiunque abbia informazioni utili a contattare gli investigatori. Nel frattempo sono già arrivate oltre 70 segnalazioni provenienti da diverse parti d’Italia.
La pista passionale resta la più accreditata
Gli investigatori continuano a seguire con particolare attenzione la pista sentimentale, ritenuta fin dalle prime ore quella più plausibile.
Secondo numerosi appartenenti alla comunità bengalese romana, tra Hossain e Jahan, la moglie di Kamal, ci sarebbe stata una relazione oppure, secondo altre testimonianze, una vera e propria ossessione da parte del presunto killer nei confronti della donna.
Alcuni sostengono che il quarantatreenne l’avrebbe molestata più volte e che si sarebbe addirittura trasferito a Roma proprio per starle vicino, appoggiandosi ad alcuni conoscenti legati al partito politico di cui faceva parte.
C’è anche chi ipotizza che proprio alcuni amici possano averlo aiutato nella fuga, forse verso Londra, dove vivrebbero la moglie e la figlia dell’uomo.
La lettera che inquieta gli investigatori
A rendere ancora più inquietante la vicenda è il contenuto della lettera ricevuta dal padre di Kamal.
Nel documento gli autori intimavano di consegnare denaro e gioielli d’oro, minacciando che, in caso contrario, «avrebbero ucciso il figlio espatriato e torturato la moglie e la figlia».
Un riferimento che oggi assume un peso particolare: Kamal era infatti l’unico figlio maschio di Sirajul Islam, destinatario della missiva.
Chi ha scritto quel messaggio?
È proprio sull’identità dell’autore della lettera che si concentrano ora gli accertamenti.
Molti membri della comunità bengalese ritengono che possa essere stato lo stesso Shahadat Hossain, evidenziando come le minacce contenute nel documento coincidano, almeno in parte, con quanto accaduto nella strage di Casalotti.
Altri, invece, puntano il dito contro una presunta organizzazione criminale locale conosciuta come “Lal Bahini”, l’“Armata Rossa”, che opererebbe in Bangladesh.
Dopo aver ricevuto la lettera, Sirajul Islam si era rivolto immediatamente alla polizia locale. Le autorità bengalesi avviarono alcuni accertamenti e predisposero misure di protezione per la famiglia, senza però riuscire a individuare chi avesse inviato quelle minacce.
Oggi quel documento torna al centro delle indagini e potrebbe rappresentare un tassello fondamentale per ricostruire il movente del triplice omicidio e la rete di rapporti che circondava il presunto assassino, ancora in fuga.
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