Le indagini sul triplice omicidio avvenuto il 26 giugno in via Montiglio, nel quartiere Casalotti di Roma, si concentrano su Shahadat Hossain, 43 anni, originario del Bangladesh, sospettato di aver ucciso a colpi di mannaia Kamal Uddin, la moglie Jahan e la figlia Arowa, di soli otto anni.
Secondo gli investigatori, coordinati dal procuratore aggiunto Giuseppe Cascini, l’uomo non avrebbe agito d’impulso. Al contrario, l’ipotesi principale è quella di una azione premeditata, pianificata nei dettagli non solo nell’esecuzione dell’aggressione, ma anche nella successiva fuga, studiata per guadagnare tempo e rendere più difficile l’identificazione.
Una fuga organizzata e l’ipotesi del complice
Gli inquirenti della Squadra Mobile stanno valutando la possibilità che il sospettato abbia potuto contare su un complice o comunque su un supporto esterno per allontanarsi rapidamente dopo il massacro avvenuto al civico 35.
La fuga immediata dell’indagato è uno degli elementi chiave su cui si concentra l’inchiesta, insieme alla ricostruzione dei movimenti successivi al delitto e all’analisi delle possibili coperture logistiche utilizzate nelle ore immediatamente successive.
Il superstite e le condizioni dei familiari
L’unico sopravvissuto alla strage è Amir, il figlio ventenne della coppia, attualmente ricoverato al Policlinico Gemelli, dopo aver tentato di reagire all’aggressione. Le sue condizioni e le dichiarazioni raccolte dagli investigatori rappresentano un elemento centrale per ricostruire la dinamica dei fatti e comprendere eventuali fasi precedenti alla violenza.
Le analisi dei dispositivi e le piste investigative
Un ruolo fondamentale nelle indagini è affidato all’analisi dei dispositivi elettronici sequestrati. Dalle prime verifiche sulle chat estratte dai telefoni emergerebbe l’ipotesi di una relazione extraconiugale, elemento che potrebbe aver innescato tensioni sfociate poi nel tragico epilogo.
Parallelamente, gli investigatori stanno confrontando i dati digitali con le testimonianze raccolte all’interno della cerchia di conoscenze della famiglia, per verificare la coerenza delle informazioni e ricostruire eventuali movimenti sospetti.
L’ipotesi del movente economico
Accanto alla pista sentimentale, non viene esclusa quella economica. Gli inquirenti stanno infatti approfondendo la presenza di una lettera anonima risalente a circa un anno fa, recapitata al padre di Kamal Uddin, contenente richieste estorsive di denaro e gioielli. Questo elemento potrebbe aprire a uno scenario alternativo, suggerendo una possibile escalation di tensioni pregresse legate a motivi economici o a richieste di denaro non soddisfatte.
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