Una vertenza sindacale coinvolge l’A.S. Roma dopo il trasferimento di 38 dipendenti dal centro sportivo di Trigoria ai punti vendita ufficiali del club nella Capitale. Il provvedimento ha riguardato lavoratori impiegati da anni in settori amministrativi, organizzativi, comunicazione, marketing e attività di supporto logistico, che si sono ritrovati assegnati a incarichi differenti rispetto al proprio percorso professionale.
La decisione ha portato le organizzazioni sindacali Filcams Cgil Roma e Lazio, Fisascat Cisl Roma Capitale e Rieti e Uiltucs Roma e Lazio a proclamare lo stato di agitazione del personale. Secondo i rappresentanti dei lavoratori, il trasferimento rappresenterebbe un episodio di grave demansionamento, con il rischio che la riorganizzazione possa trasformarsi in una forma indiretta di pressione verso le dimissioni.
Il nodo della contestazione riguarda soprattutto la distanza tra le competenze maturate dai dipendenti e le nuove mansioni assegnate. Molti dei lavoratori coinvolti hanno costruito negli anni un’esperienza specifica all’interno della società giallorossa, occupandosi di attività legate alla gestione del club e al funzionamento del centro sportivo. Il passaggio ai negozi di merchandising, secondo i sindacati, non valorizzerebbe il patrimonio professionale acquisito.
Le sigle sindacali denunciano il rischio di uno svuotamento delle professionalità interne e di una progressiva perdita di motivazione del personale coinvolto. Il timore espresso è che alcuni dipendenti possano arrivare a lasciare volontariamente l’azienda per evitare una situazione percepita come penalizzante sul piano lavorativo e personale.
La protesta riguarda anche le conseguenze pratiche dei trasferimenti. Alcuni dipendenti si sarebbero trovati assegnati a sedi molto distanti dalle proprie abitazioni, con un aumento dei tempi necessari per raggiungere il luogo di lavoro e maggiori costi di spostamento. Una situazione che, secondo i rappresentanti dei lavoratori, renderebbe più complessa la gestione degli equilibri tra vita privata e attività professionale.
A suscitare ulteriore malcontento sarebbe stata anche la modalità con cui sono stati comunicati i cambiamenti organizzativi. In diversi casi, secondo quanto riferito dai sindacati, il trasferimento sarebbe stato annunciato attraverso una semplice comunicazione via email, senza un precedente confronto con il personale interessato.
La mobilitazione è iniziata lunedì 13 luglio, in concomitanza con il primo giorno del raduno precampionato della squadra a Trigoria. Durante un’assemblea dei dipendenti è stato proclamato lo stato di agitazione, un passaggio definito senza precedenti nella storia della società.
Al centro della tensione c’è la gestione della proprietà guidata dalla famiglia Friedkin, che ha acquisito il club nel 2020. Secondo i lavoratori, la riorganizzazione sarebbe collegata a un più ampio piano di riduzione dei costi e revisione delle attività interne, con interventi che comprenderebbero anche esternalizzazioni e modifiche alla struttura aziendale.
I 38 dipendenti interessati rappresentano una parte dell’organico complessivo della società, che conta circa 300 lavoratori. Tra le figure coinvolte ci sarebbero persone provenienti da aree considerate strategiche per il funzionamento del club, come comunicazione, marketing e segreteria sportiva.
I sindacati chiedono ora l’apertura di un tavolo di confronto con l’A.S. Roma per rivedere le decisioni prese e tutelare il ruolo dei dipendenti coinvolti. La richiesta è quella di individuare soluzioni che tengano conto delle competenze maturate e del contributo fornito negli anni alla società.
La vicenda apre così un confronto sul rapporto tra riorganizzazione aziendale e valorizzazione delle professionalità interne. Per i rappresentanti dei lavoratori, il cambiamento in atto rischia di compromettere il legame tra il club e chi ha contribuito alla sua gestione quotidiana lontano dai riflettori dello stadio.
Seguici su
Aggiungi romatomorrow.it alle tue fonti preferite e ricevi i nostri contenuti in cima ai risultati di ricerca.