Circa il 20% degli impianti di distribuzione controllati a Roma e provincia è risultato irregolare durante una serie di verifiche condotte dalla guardia di finanza. Le anomalie hanno riguardato diversi aspetti del settore, dalla qualità del carburante venduto agli automobilisti fino agli obblighi di comunicazione dei prezzi e alla corrispondenza tra prodotto dichiarato ed effettivamente erogato.
L’attività ispettiva è scattata dopo alcune segnalazioni raccolte nell’ambito di un’inchiesta giornalistica che aveva evidenziato possibili problemi legati alla presenza di carburanti non conformi. I controlli delle fiamme gialle hanno coinvolto impianti selezionati nella Capitale e in alcune aree della provincia, estendendosi anche lungo il litorale nord, tra Fregene, Passoscuro e Ladispoli.
Il bilancio dell’operazione ha portato al sequestro di oltre 10,5 tonnellate di prodotti petroliferi risultati non conformi e all’applicazione di sanzioni amministrative superiori ai 20mila euro. Secondo quanto riferito dal comandante del I gruppo Roma della guardia di finanza, Daniele Corradini, le irregolarità hanno interessato sia la composizione del carburante sia il rispetto delle norme previste per la vendita al pubblico.
Tra le criticità individuate rientrano i casi di carburante modificato attraverso l’aggiunta di sostanze estranee. Le analisi effettuate sui campioni prelevati dagli investigatori hanno evidenziato, in alcuni casi, la presenza di elementi diversi da quelli normalmente previsti dalla normativa.
Il fenomeno riguarda soprattutto la diluizione del gasolio con altri prodotti per aumentarne il volume, generando un vantaggio economico per chi mette in commercio il carburante ma creando possibili conseguenze per gli automobilisti. L’utilizzo di combustibile alterato, infatti, può provocare malfunzionamenti e danni ai componenti dei veicoli, con la necessità di interventi di manutenzione anche molto costosi.
Per quanto riguarda la benzina, gli accertamenti hanno rilevato in alcuni campioni la presenza anomala di acqua. Una contaminazione che può compromettere il funzionamento del motore e incidere sulla sicurezza e sull’efficienza del mezzo.
Secondo Fabrizio Apruzzese, dirigente del laboratorio di Roma dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli, i controlli hanno evidenziato una situazione in crescita: mediamente un campione ogni dieci o quindici analizzati presenta caratteristiche non conformi alle regole commerciali e fiscali. Un dato che confermerebbe l’esistenza di un problema non limitato alla sola area romana, ma diffuso anche in altre zone del territorio nazionale.
Nel Lazio, secondo i dati forniti dalla guardia di finanza, nel corso del 2026 sono state sequestrate oltre 165 tonnellate di prodotto irregolare, con un aumento significativo rispetto all’anno precedente.
Oltre alla qualità del carburante, le verifiche hanno riguardato anche la corretta esposizione delle informazioni destinate ai consumatori. Alcuni distributori sono stati sanzionati per la mancata comunicazione dei prezzi al ministero delle Imprese e del made in Italy o per l’assenza dell’indicazione della media regionale richiesta dalla normativa.
La vicenda ha generato reazioni anche nel mondo politico. Esponenti di diversi schieramenti hanno sottolineato la necessità di rafforzare i controlli per tutelare gli automobilisti, soprattutto in periodi caratterizzati da elevati spostamenti e da una forte attenzione al costo dei carburanti.
Le forze politiche hanno chiesto interventi più estesi per verificare non solo il prezzo alla pompa, ma anche la qualità del prodotto distribuito e la correttezza delle pratiche commerciali. L’obiettivo indicato è garantire maggiore trasparenza nel settore dei carburanti e proteggere i consumatori da possibili frodi.
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