La Regione Lazio cambia il modello di gestione dei pronto soccorso con un nuovo piano dedicato ai percorsi di ricovero e alla riduzione delle attese. L’obiettivo principale è migliorare l’accoglienza dei pazienti, velocizzare le procedure e assicurare una maggiore disponibilità di posti letto attraverso un coordinamento continuo tra strutture sanitarie e territori.
Il documento, che aggiorna il precedente piano del 2022, dovrà ora essere adottato dalle aziende sanitarie e dagli enti del Servizio sanitario regionale. Tra le priorità indicate figurano il miglioramento dei tempi di presa in carico, il contrasto al fenomeno dei pazienti bloccati nelle ambulanze all’esterno dei pronto soccorso e una gestione più efficiente dei ricoveri.
Nuova centrale operativa per monitorare posti letto e ricoveri
Uno degli elementi più rilevanti del nuovo sistema riguarda la nascita di una struttura operativa attiva 24 ore su 24. Ogni azienda sanitaria dovrà istituire il Team operativo ospedaliero (Toh), una centrale multiprofessionale incaricata di controllare in tempo reale la disponibilità dei posti letto e coordinare l’assegnazione ai pazienti in attesa.
Accanto alla funzione operativa sarà presente l’Unità di crisi aziendale dei flussi (Ucaf), con il compito di definire strategie e indirizzare la gestione complessiva dei percorsi di ricovero.
Secondo la Regione, questa distinzione permetterà di separare le responsabilità decisionali dalle attività quotidiane, creando un collegamento costante tra programmazione e gestione dei pazienti.
I numeri che hanno portato alla riorganizzazione
La revisione del sistema nasce anche dall’analisi dei dati sanitari regionali. Nel 2025 i pronto soccorso del Lazio hanno registrato 1.819.429 accessi complessivi. La maggior parte dei pazienti, pari al 74,7%, è arrivata autonomamente, mentre il 20,1% è giunto attraverso il servizio di emergenza 118.
La distribuzione dei codici di triage mostra una prevalenza di accessi a bassa e media priorità: circa il 40% dei pazienti è stato classificato con codice azzurro e il 36% con codice verde. I casi più complessi hanno rappresentato una quota inferiore, con il 17% di codici arancioni e il 4,3% di codici rossi.
Il piano regionale tiene conto anche dell’invecchiamento della popolazione e dell’aumento delle patologie croniche, fattori che stanno determinando una maggiore pressione sulle strutture ospedaliere.
Nel corso del 2025 la rete ospedaliera laziale ha registrato oltre 815 mila dimissioni tra ricoveri ordinari e day hospital, con più di 5,9 milioni di giornate di assistenza erogate. La degenza media per i ricoveri ordinari per acuti è stata di 7,4 giorni, mentre l’occupazione media dei posti letto ha superato il 79%.
Tempi più brevi per i pazienti in codice arancione
Tra gli obiettivi fissati dal nuovo piano c’è l’avvio della visita medica entro 45 minuti dall’ingresso in pronto soccorso per almeno l’80% dei pazienti classificati con codice arancione.
Il documento stabilisce inoltre un tempo medio massimo di 60 minuti tra l’apertura della scheda di accesso e la visita medica. Per la permanenza complessiva viene indicato un limite di 480 minuti dalla valutazione alla dimissione o alla decisione di ricovero.
Per i ricoveri in aree particolarmente delicate, come Terapia intensiva e Psichiatria, il tempo previsto può arrivare fino a 720 minuti. Dopo 12 ore dall’arrivo in pronto soccorso, il paziente in attesa di un posto letto dovrà essere preso in carico direttamente dal reparto di destinazione.
Stop ai pazienti sulle ambulanze davanti ai pronto soccorso
Un capitolo specifico riguarda il cosiddetto “blocco mezzo”, ovvero la permanenza dei pazienti all’interno delle ambulanze in attesa dell’ingresso in pronto soccorso.
Il nuovo piano prevede che il paziente venga sottoposto al triage entro 30 minuti dall’arrivo. La permanenza sulla barella dell’ambulanza dovrà essere considerata una situazione eccezionale e temporanea.
Secondo la Regione, il fenomeno riduce la capacità operativa del sistema di emergenza territoriale, perché impedisce ai mezzi di tornare disponibili per nuove richieste di soccorso.
Percorsi alternativi e assistenza territoriale
La strategia regionale punta anche a ridurre gli accessi impropri al pronto soccorso attraverso un maggiore utilizzo delle strutture territoriali. In particolare, case e ospedali di comunità saranno utilizzati per gestire situazioni a bassa intensità assistenziale.
Un ruolo importante sarà affidato anche al numero europeo armonizzato 116117, destinato a fornire informazioni e orientamento ai cittadini sui percorsi sanitari più adeguati.
Le Asl dovranno inoltre individuare i cosiddetti “frequent user”, cioè i pazienti con almeno quattro accessi annui al pronto soccorso, per attivare percorsi personalizzati insieme a medici di famiglia, pediatri, infermieri territoriali e servizi sociali.
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