Il patrimonio storico dell’Antico Caffè Greco torna al centro di un procedimento giudiziario. L’ex amministratore della società Antico Caffè Greco S.r.l., Carlo Pellegrini, dovrà comparire davanti al tribunale di Roma il prossimo 21 gennaio per rispondere dell’accusa di aver rimosso e trasferito beni mobili tutelati senza la necessaria autorizzazione del Ministero della Cultura.
La vicenda riguarda il trasferimento di numerosi elementi che caratterizzavano l’identità del celebre locale di via dei Condotti: dipinti d’epoca, tavolini storici, poltroncine in velluto e altri arredi di antiquariato sottoposti a vincolo culturale. Gli oggetti erano stati spostati e successivamente individuati in due depositi situati in via della Mercede e in via Otranto.
Il sequestro degli arredi dopo le indagini
L’inchiesta è nata nei mesi precedenti allo sfratto definitivo dell’immobile che ospita il Caffè Greco, di proprietà dell’ospedale Israelitico. Poco prima dell’intervento per il rilascio dei locali, lo storico caffè era apparso privo di molti degli elementi artistici che ne avevano caratterizzato gli ambienti per decenni.
Le verifiche sono state affidate dalla procura di Roma ai carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale, dopo le segnalazioni presentate dalla proprietà dell’immobile. Gli accertamenti hanno consentito di individuare gli arredi in locali nella disponibilità di Pellegrini.
Il 17 settembre 2025 il giudice per le indagini preliminari ha disposto il sequestro preventivo dei beni trasferiti, comprendendo mobili, opere e suppellettili ritenuti parte integrante del patrimonio storico del locale.
Secondo la ricostruzione dell’accusa, lo spostamento sarebbe avvenuto poco prima del 23 luglio 2025 senza il preventivo consenso previsto dalla normativa sui beni culturali.
Il vincolo che lega arredi e immobile storico
Al centro del procedimento c’è il particolare regime di tutela applicato agli elementi presenti nel Caffè Greco. Gli oggetti non sono considerati semplici beni appartenenti alla società che gestiva il locale, ma sono sottoposti a un vincolo della Soprintendenza che ne stabilisce il collegamento con lo storico ambiente di via dei Condotti.
La contestazione riguarda l’articolo 169 del decreto legislativo 42/2004, il Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio, che disciplina la rimozione di beni culturali senza autorizzazione.
Secondo la procura, il trasferimento avrebbe compromesso l’integrità del complesso tutelato, creando il rischio di dispersione di un patrimonio considerato unitario. Nel procedimento risultano parti offese la Soprintendenza Speciale Archeologia Belle Arti e Paesaggio di Roma e l’ospedale Israelitico.
La difesa: “Trasferimento necessario per proteggere le opere”
Carlo Pellegrini ha respinto le accuse attraverso i suoi difensori, gli avvocati Fabio Viglione e Alfredo Frateschi. Secondo la versione della difesa, la rimozione degli arredi sarebbe stata determinata dalla necessità di proteggerli dalle condizioni problematiche dei locali.
I legali hanno sostenuto che gli ambienti del Caffè Greco presentassero criticità legate a umidità, presenza di muffe, deterioramento delle pareti e problemi relativi all’impianto elettrico, elementi che avrebbero potuto mettere a rischio le opere e gli arredi storici.
La difesa ha inoltre depositato una documentazione tecnica per evidenziare la necessità di interventi sugli impianti e ha riferito che una comunicazione alla Soprintendenza sarebbe stata inviata il 23 luglio 2025.
Il confronto con la Procura e la decisione sul sequestro
Le motivazioni presentate dalla difesa non sono state accolte dalla procura e dal gip. Il pubblico ministero Claudio Santangelo ha espresso parere contrario alla richiesta di revoca del sequestro preventivo avanzata dagli avvocati di Pellegrini.
Secondo l’accusa, non sarebbe stata dimostrata una situazione di emergenza tale da giustificare il trasferimento dei beni senza autorizzazione preventiva. Una perizia citata nel procedimento avrebbe inoltre evidenziato la possibilità di monitorare gli impianti elettrici senza rilevare condizioni incompatibili con il loro utilizzo.
Il gip Paolo Scotto di Luzio ha quindi confermato il sequestro, ritenendo che le esigenze di controllo degli impianti non fossero sufficienti a motivare l’asportazione degli arredi vincolati senza le procedure previste.
Il futuro dello storico locale di via dei Condotti
Il procedimento penale rappresenta l’ultimo capitolo di una lunga controversia tra la società di gestione del Caffè Greco e la proprietà dell’immobile, durata circa dieci anni e conclusa con lo sfratto.
Nel frattempo, il futuro dello storico esercizio resta legato a una nuova fase di assegnazione della gestione. L’immobile di via dei Condotti è infatti al centro di una procedura destinata a individuare un nuovo gestore, con interesse manifestato anche da una importante realtà del settore della moda.
Il processo previsto per gennaio dovrà chiarire le responsabilità legate allo spostamento degli arredi storici e alle modalità con cui sono stati trasferiti i beni tutelati.
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