Un’indagine partita dalle segnalazioni di due mamme ha portato alla sospensione di un’educatrice di 62 anni in servizio presso un asilo nido comunale dell’Appio Latino, a Roma. La donna è accusata di maltrattamento di minori, dopo che le autorità hanno raccolto elementi attraverso intercettazioni ambientali effettuate all’interno della struttura.
Secondo quanto emerso dalle indagini, le bambine delle due famiglie che avevano presentato denuncia avrebbero raccontato episodi caratterizzati da parole aggressive e gesti violenti attribuiti all’educatrice. Le segnalazioni hanno spinto i carabinieri ad avviare gli accertamenti, culminati nell’installazione di dispositivi di registrazione all’interno dell’asilo.
Le registrazioni nell’asilo: contestati schiaffi e strattonamenti
Nel corso dei mesi di monitoraggio, gli investigatori avrebbero raccolto numerosi episodi ritenuti incompatibili con il ruolo educativo ricoperto dalla donna. Le intercettazioni ambientali avrebbero documentato 64 strattonamenti, 63 schiaffi e diverse frasi offensive e intimidatorie rivolte ai piccoli ospiti della struttura.
Dalle registrazioni, secondo quanto riferito dagli inquirenti, sarebbero emerse anche espressioni denigratorie nei confronti dei bambini, che sarebbero stati definiti con termini offensivi come “mostri”, “galline” e “schifosi”. Gli investigatori avrebbero inoltre rilevato richieste particolarmente rigide nei confronti dei bambini, ai quali sarebbe stato imposto di restare fermi, in silenzio, e di seguire precise modalità per i momenti dedicati al sonno e ai pasti.
Un precedente richiamo prima dell’indagine
L’educatrice, secondo la ricostruzione investigativa, aveva già ricevuto un richiamo dalla struttura alcuni mesi prima dell’apertura del procedimento. La contestazione riguardava un episodio nel quale avrebbe obbligato con particolare fermezza un bambino a sedersi a tavola. Questo episodio aveva rappresentato un primo elemento di attenzione da parte della direzione dell’asilo, prima che le denunce delle famiglie portassero all’intervento dei carabinieri e all’avvio degli approfondimenti giudiziari.
La posizione dell’educatrice durante l’interrogatorio
Nel corso dell’interrogatorio, la donna avrebbe respinto le accuse contestate, fornendo una propria interpretazione degli episodi registrati. Secondo quanto riferito, avrebbe sostenuto che alcuni comportamenti considerati violenti dagli investigatori rientrassero in un metodo educativo personale, definito alternativo rispetto a quello ritenuto troppo permissivo adottato da altri educatori e da alcuni genitori.
Una posizione che non ha convinto gli inquirenti, i quali hanno invece descritto le condotte contestate come azioni reiterate di natura vessatoria e violenze fisiche incompatibili con il ruolo di un’educatrice chiamata a occuparsi di bambini molto piccoli.
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