L’Ana Ugl, sindacato dei commercianti ambulanti, ha ufficialmente presentato un ricorso contro il bando del Comune di Roma per l’assegnazione di 18.000 concessioni di suolo pubblico. La decisione di Roma Capitale contrasta con le direttive nazionali, scatenando proteste tra i lavoratori del settore.
Il Comune di Roma e il bando sulle concessioni
Il bando di Roma Capitale prevede la messa a gara di 18.000 concessioni di suolo pubblico entro il 2025, in contrasto con la politica nazionale che prevede il rinnovo automatico delle concessioni fino al 31 dicembre 2032. L’iniziativa del Campidoglio punta a riorganizzare il settore del commercio ambulante, da tempo gestito tramite proroghe, ma suscita preoccupazione tra i lavoratori. Gli ambulanti temono di dover abbandonare le aree dove hanno stabilito una clientela consolidata, di non essere in possesso dei requisiti necessari o di dover affrontare costi aggiuntivi per adeguare le loro postazioni.
Ricorso contro le decisioni del Comune
Il ricorso presentato dall’Ana Ugl, tramite gli avvocati Stefano Tarullo e Pierluigi Avallone, chiede l’annullamento delle decisioni del Comune e dei municipi di Roma, con cui sono state messe a bando le concessioni. Il documento, lungo 31 pagine, si concentra sull’interpretazione della direttiva Bolkestein, che regola le concessioni commerciali a livello europeo. Secondo i ricorrenti, il Comune di Roma non avrebbe fornito prove sufficienti della scarsità delle risorse, ossia dei posteggi disponibili per i commercianti ambulanti, un aspetto cruciale nel dibattito sulla legittimità delle nuove concessioni.
Le preoccupazioni degli ambulanti
Il sindacato denuncia un quadro drammatico per il settore del commercio ambulante, con oltre 35.000 attività chiuse in Italia negli ultimi cinque anni, di cui 4.000 solo nel Lazio. Tale situazione ha portato alla disponibilità di circa 200.000 posteggi in tutto il Paese, aumentando le perplessità sulla necessità di mettere a gara le concessioni romane. Gli ambulanti ritengono inoltre che la decisione del Comune violi i principi costituzionali italiani che tutelano il diritto al lavoro e la dignità umana, mettendo a rischio il futuro di migliaia di famiglie.
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