Lunedì 7 ottobre, durante una riunione in Regione Lazio, si è discusso della futura chiusura del tratto ferroviario per consentire i lavori di raddoppio della linea Roma-Civita Castellana. La decisione di interrompere la tratta tra Montebello e Morlupo per un periodo che potrebbe durare fino a due anni è stata accolta con dure critiche dai comitati di pendolari, che denunciano la mancanza di alternative adeguate.
Al tavolo erano presenti l’assessore regionale alla Mobilità, Fabrizio Ghera, i direttori di Astral e Cotral, rispettivamente Cecconi e Tolomeo, insieme ai sindaci delle città interessate.
La chiusura e i lavori previsti
Il progetto di raddoppio riguarda inizialmente il tratto Riano-Morlupo, con la conseguente chiusura integrale della linea tra Montebello e Morlupo. Nonostante i lavori fossero previsti per gennaio 2025, la data potrebbe slittare a marzo. Durante la chiusura, sarà necessario adottare misure alternative, come l’impiego di navette sostitutive, per garantire la mobilità dei pendolari.
I sindaci dei comuni coinvolti, tra cui Morlupo, Riano, Sacrofano, Castelnuovo di Porto, Civitacastellana e Rignano Flaminio, insieme al presidente del XV Municipio di Roma, Daniele Torquati, hanno rassicurato i cittadini che Cotral sta sviluppando un piano per fornire servizi di trasporto sostitutivi su gomma. Parallelamente, Astral sfrutterà il periodo di chiusura per realizzare opere viarie, come sottopassi e sovrappassi, al fine di eliminare i passaggi a livello. La progettazione del raddoppio della tratta Montebello-Riano è ancora in corso, e non sono state fornite date precise per l’inizio di questi ulteriori lavori.
Le preoccupazioni dei pendolari
I pendolari della linea Roma Nord, attraverso il Comitato pendolari ferrovia Roma Nord e l’associazione Trasportiamo, hanno espresso la loro opposizione alla chiusura della tratta. Fabrizio Bonanni, presidente del comitato, ha proposto di effettuare i lavori in “soggezione d’esercizio”, ovvero senza interrompere completamente il servizio, magari con cantieri notturni, per evitare di paralizzare la mobilità dei tanti utenti che ogni giorno utilizzano la ferrovia. Bonanni ha sottolineato l’impossibilità di sostituire efficacemente il servizio ferroviario con autobus a causa dell’alto numero di mezzi necessari e delle condizioni già critiche delle arterie stradali come la Cassia, Tiberina e Flaminia, congestionate fin dalle prime ore del mattino.
Secondo i calcoli dei pendolari, servirebbero circa 94 autobus per coprire le 8 corse giornaliere che verranno soppresse, con una media di 11,7 bus per ciascuna corsa. David Nicodemi, presidente dell’associazione Trasportiamo, ha definito questa soluzione “insostenibile” sia dal punto di vista logistico che ambientale. Nicodemi ha ribadito la ferma opposizione dei pendolari, suggerendo che i lavori di raddoppio potrebbero essere eseguiti in parallelo con l’esercizio della linea, come già avviene su altre tratte ferroviarie, ad esempio la FL2 tra Lunghezza e Guidonia Montecelio, gestita da Italferr e RFI.
Un futuro incerto
Nonostante le rassicurazioni delle autorità, l’incontro ha generato ulteriori preoccupazioni tra i pendolari, che temono un peggioramento della loro situazione quotidiana con la chiusura della ferrovia e un piano di trasporti sostitutivi insufficiente. La battaglia tra i pendolari e la Regione sembra destinata a continuare, con proteste già annunciate per evitare quella che viene considerata una decisione troppo penalizzante per chi utilizza la Roma Nord.
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