Otto ore di ricerche, una caduta di cento metri e uno smartwatch che permette ai soccorritori di ritrovarlo. È stato salvato nella notte un escursionista romano di 26 anni, disperso sulle Dolomiti Bellunesi dopo essere precipitato lungo un pendio roccioso. Il giovane è stato individuato grazie al segnale GPS del suo orologio Garmin e recuperato in condizioni critiche, prima del trasferimento d’urgenza all’ospedale di Treviso.
L’allarme è scattato intorno alle 20 di domenica 11 ottobre, quando il ragazzo non ha fatto ritorno dall’escursione iniziata in mattinata. Aveva comunicato che avrebbe trascorso alcune ore sui sentieri nella zona di San Gregorio nelle Alpi, in provincia di Belluno, ma con il passare del tempo aveva smesso di rispondere al telefono. La polizia ha quindi individuato la sua automobile parcheggiata in località Roncoi, facendo partire le ricerche nell’area del Monte Pizzocco.
La svolta grazie al GPS dello smartwatch
Le squadre del Soccorso alpino di Feltre, insieme alla Guardia di Finanza, ai vigili del fuoco e alla polizia, hanno perlustrato i sentieri della zona. Da Bolzano è decollato anche un elicottero equipaggiato con un sistema Imsi Catcher, utilizzato per localizzare i telefoni cellulari. Le nuvole basse, però, hanno impedito al velivolo di raggiungere la quota necessaria per tentare l’individuazione del dispositivo.
La svolta è arrivata grazie ai familiari del 26enne, partiti da Roma e in grado di fornire le credenziali dell’account collegato al suo Garmin. Attraverso gli ultimi dati registrati dall’orologio, i soccorritori sono riusciti a localizzare il giovane dietro una cengia del Monte Pizzocchetto.
Raggiunta a piedi la zona indicata dal GPS, gli uomini del Soccorso alpino hanno iniziato a scendere lungo il pendio, trovando prima alcuni oggetti appartenenti all’escursionista e successivamente il ragazzo. Il 26enne era scivolato per circa cento metri tra salti e pareti rocciose. Era ancora vivo, ma le sue condizioni apparivano critiche per i possibili traumi riportati nella caduta. A prestargli le prime cure è stato il medico presente tra i soccorritori.
Il recupero nella notte e la corsa in ospedale
Da Treviso è stata inviata un’eliambulanza del Suem 118, ma le condizioni meteorologiche hanno complicato ulteriormente le operazioni. Per due volte l’elicottero ha tentato di avvicinarsi al punto in cui si trovava il ferito, senza riuscire a superare il fitto strato di nubi. Il velivolo è stato quindi costretto ad attendere a San Gregorio nelle Alpi.
Nel frattempo le squadre di terra hanno sistemato il giovane su una barella, sollevandolo per circa cento metri attraverso manovre con le corde fino a raggiungere il sentiero. Da lì è iniziato il trasporto a spalla per altri 200 metri in discesa, alla ricerca di un punto accessibile dall’elicottero.
Soltanto intorno alle 4:30 del mattino i soccorritori sono riusciti a portare il ferito fuori dalla coltre di nubi. L’eliambulanza ha così potuto raggiungere la zona e recuperare la barella con un verricello di circa venti metri. Dopo il trasferimento al campo base e la presa in carico da parte dell’équipe sanitaria, il 26enne è stato trasportato all’ospedale di Treviso, dove si trova ricoverato.
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