Caso Cucchi: due carabinieri condannati per depistaggio, un terzo assolto

Il tribunale di Roma emette la sentenza nel processo Cucchi ter, con condanne per due carabinieri accusati di falsificare le indagini sulla morte di Stefano Cucchi nel 2009

Aula tribunale

Oggi il tribunale di Roma ha emesso la sentenza nel caso riguardante il depistaggio delle indagini sulla morte di Stefano Cucchi, con due condanne e un’assoluzione. Il maresciallo dei carabinieri Giuseppe Perri è stato condannato a 3 anni e 6 mesi di reclusione, mentre il capitano Fortunato Prospero dovrà scontare 4 anni di carcere. Invece, il maresciallo Maurizio Bertolino è stato assolto dalle accuse che gli erano state contestate.

Le accuse e i reati contestati

L’accusa, portata avanti dal pubblico ministero Giovanni Musarò, ha sostenuto che i tre imputati abbiano tentato di ostacolare la verità processuale durante le indagini sulla morte di Stefano Cucchi, avvenuta nel 2009 dopo il suo arresto. I carabinieri sono accusati di aver compiuto atti di depistaggio al fine di celare la verità su quanto accaduto quella notte.

Il caso Bertolino e l’assoluzione

Per quanto riguarda Maurizio Bertolino, il maresciallo è stato accusato di aver cercato di minimizzare l’importanza delle dichiarazioni del luogotenente Massimiliano Colombo Labriola, che aveva consegnato una copia integrale dell’archivio documentale relativo alla vicenda Cucchi. Bertolino avrebbe dichiarato falsamente di non essere a conoscenza della presenza dei documenti nell’ufficio dei carabinieri, nonostante risultassero custoditi fino al 2019. Tuttavia, il giudice non ha ritenuto sufficienti gli elementi per emettere una condanna nei suoi confronti. Bertolino, all’epoca dei fatti, lavorava come maresciallo alla stazione di Tor Sapienza.

Le dichiarazioni di Prospero e il suo ruolo nel depistaggio

La posizione di Fortunato Prospero, capitano del nucleo radio mobile di Roma, si è rivelata diversa. Secondo le testimonianze emerse, le dichiarazioni di Prospero in aula avevano lo scopo di proteggere il maggiore Luca De Cianni, noto per aver accusato Riccardo Casamassima, il carabiniere che, con le sue rivelazioni, aveva contribuito in modo determinante alla riapertura dell’inchiesta sulla morte di Cucchi.

Le parole di Ilaria Cucchi: un commento sulla sentenza

Ilaria Cucchi, sorella di Stefano e senatrice di Sinistra Italiana, ha commentato la sentenza sui social, esprimendo gratitudine e soddisfazione per il risultato ottenuto: “La giustizia non cammina da sola. Ha bisogno di qualcuno che se ne assuma la responsabilità, di servitori dello Stato con il coraggio di guardare in faccia la verità, anche quando questa fa più male”. Ilaria ha continuato: “Questa mattina il tribunale ha parlato di nuovo, con due condanne pesantissime per i carabinieri Prospero e Ferri, che avrebbero ostacolato la ricerca della verità. Quella che però, alla fine, con tutti questi sforzi, sta emergendo, implacabile.” La senatrice ha anche ringraziato il pubblico ministero Giovanni Musarò per il suo impegno nella causa, definendolo “una persona che ha ridato fiducia a me e alla mia famiglia”.

La requisitoria del pubblico ministero Musarò

Durante la requisitoria del maggio scorso, il pm Musarò aveva sottolineato che nel caso Cucchi si era assistito a un’attività ossessiva di depistaggio che era andata avanti per 9 anni, dal 2009 fino al 2018. Questa attività illecita aveva proseguito anche fino al 2021. Musarò aveva dichiarato in aula: “Spero che questa sia l’ultima puntata di una saga durata 15 anni”.

Redazione

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