Laurentino 38, 136 anni al clan della Bestia

Condannati 19 membri: spaccio e violenze nel quartiere-santuario della mala

laurentino

Una condanna complessiva di 136 anni di carcere per 19 membri della batteria del Laurentino 38, legata al clan della “Bestia”. La sentenza, emessa con rito abbreviato, colpisce un’organizzazione che aveva trasformato quattro vie del quartiere romano in un’unica e redditizia piazza di spaccio, alimentata da intimidazioni, violenze e una struttura familiare al vertice.

Il pubblico ministero antimafia Carlo Villani aveva chiesto oltre 200 anni di reclusione. Il tribunale ha accolto gran parte delle sue richieste. Al comando, Rocco Ilaria, soprannominato la Bestia, condannato a 14 anni. Accanto a lui, il fratello Antonio (8 anni e 4 mesi), la madre Antonia Scarcella (8 anni e 4 mesi) e lo zio Giovanni (13 anni e 6 mesi). Per gli altri affiliati, le pene variano tra i 2 e i 14 anni.

Nomignoli da serie TV per una banda feroce

“A Roma c’avemo una batteria che fa spavento”, si vantava uno degli indagati in un’intercettazione. Il gruppo, infatti, estendeva i propri affari dalla periferia est fino al litorale. A delinearne i contorni è stata una lunga inchiesta che ha ricostruito i ruoli e le dinamiche interne, con tanto di soprannomi pittoreschi: “Il Roscio”, “Il Biondo”, “L’idraulico”, “Il Tassinaro”, “Zampa”, “Er Pippa”, “Il Mito”. Alcuni erano ironici, altri crudamente descrittivi.

Il linguaggio della strada si rifletteva nei comportamenti. Il clan agiva con brutalità, difendendo le proprie piazze con minacce, atti intimidatori e aggressioni. Non risparmiava nemmeno i giornalisti o i cittadini che osavano mettersi di traverso.

Clima di terrore nel quartiere

Un episodio emblematico è avvenuto il 4 febbraio 2022, quando alcuni membri del gruppo fecero irruzione nell'”Antico Caffè” di Viale Marinetti, per punire chi si era opposto all’illegalità. Un’azione punitiva che dimostra quanto fosse radicata la cultura del controllo violento del territorio.

La sentenza rappresenta un duro colpo alla mala del Laurentino, ma anche un monito sulla persistente forza delle criminalità organizzate nei quartieri periferici della Capitale.

 

Redazione

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