Aborto, i numeri sono spaventosi: l’8% delle donne ha meno di 20 anni

Un aumento delle interruzioni e il ruolo degli obiettori. Numeri in crescita nel Lazio

Aborto

Nel 2023, nel Lazio sono state effettuate 7063 interruzioni volontarie di gravidanza, con un lieve aumento (+0.2%) rispetto all’anno precedente. A titolo di confronto, nel 2021 erano state 6929 e nel 2022 7049. Sebbene l’aumento sia contenuto, segna la fine di un trend di diminuzione che si era registrato negli ultimi dieci anni. Il 3.1% di queste interruzioni ha riguardato ragazze sotto i 18 anni, con un numero significativo di giovani tra i 15 e i 17 anni (539 casi). La fascia d’età con il maggior numero di interruzioni è quella delle donne tra i 30 e i 34 anni, con 1537 casi, seguita da quella delle donne tra i 25 e i 29 anni con 1360 casi.

Le caratteristiche sociodemografiche delle donne che abortiscono

Tra le donne che hanno scelto di interrompere la gravidanza nel Lazio, la maggioranza è nubile (69%), seguita dalle coniugate (27%). Per quanto riguarda il livello di istruzione, la metà delle donne ha il diploma (48%), mentre una percentuale significativa (26.4%) ha terminato la scuola media inferiore. Solo il 3.6% ha frequentato le scuole elementari. Il 49.9% delle donne ha un lavoro, mentre il 21% è disoccupata. Le studentesse rappresentano il 14.2%, e le casalinghe il 13.8%. In termini di residenza, il 94% delle donne che ha abortito nel Lazio ha effettuato l’intervento nella propria provincia di residenza.

Il ruolo del servizio sanitario e degli obiettori

Nel 60% dei casi, il certificato per l’interruzione volontaria di gravidanza è stato rilasciato da un servizio ostetrico-ginecologico, mentre il 32.8% delle donne ha ottenuto il certificato da un consultorio. Un tema centrale in queste statistiche è l’obiezione di coscienza. Nel Lazio, come in altre regioni italiane (Toscana ed Emilia-Romagna), è disponibile l’interruzione volontaria di gravidanza farmacologica in regime ambulatoriale. Tuttavia, la relazione del ministero non specifica la percentuale esatta di medici obiettori nella regione. Si fornisce, invece, il carico di lavoro per i medici non obiettori: ogni medico non obiettore è responsabile in media di 1.2 interruzioni settimanali, un valore superiore alla media nazionale (0.8). In alcune strutture, questo carico arriva anche a 3.4 o 5.49, un dato che evidenzia la pressione che gli obiettori pongono sul sistema sanitario regionale.

Redazione

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