Milan Babic, 58 anni, di nazionalità croata e serba, è stato arrestato al porto di Civitavecchia dagli investigatori della polizia di frontiera, a bordo di una nave da crociera dove lavorava come addetto alla sicurezza. Ricercato per crimini di guerra, genocidi e deportazioni di massa durante la guerra nei Balcani negli anni ’90, Babic era sfuggito alla giustizia per anni, nascondendo la sua identità con un trucco nel passaporto. Le autorità di Croazia e Serbia hanno richiesto la sua estradizione.
Crimini durante la guerra nei Balcani
Babic faceva parte delle milizie paramilitari della Repubblica Serba di Krajina, operante durante la guerra nell’ex Jugoslavia. Accusato di crimini come violenze, deportazioni forzate e uccisioni di civili croati, Babic avrebbe partecipato a operazioni di pulizia etnica, con l’obiettivo di impedire alla Croazia di ottenere l’indipendenza dalla Jugoslavia. Migliaia di civili non serbi furono uccisi o costretti ad abbandonare le loro case.
Un nome che inganna: omonimia con il presidente di Krajina
Il ricercato condivide il nome con un altro Milan Babic, ex presidente della Repubblica Krajina serba. Quest’ultimo, coinvolto nelle stesse atrocità, fu processato per crimini di guerra dal Tribunale dell’Aja prima di suicidarsi nel 2006. L’omonimia tra i due ha causato confusione, ma l’arresto del Babic “sconosciuto” è stato determinato grazie alle indagini della polizia di frontiera.
La nuova identità e il tentativo di fuga
Dopo la fine della guerra, Babic aveva cercato di rifarsi una vita sotto falsa identità, cambiando il cognome nel passaporto con l’aggiunta di un accento finale. Lavorava come security su una nave da crociera, dove è stato trovato mentre cercava di nascondersi nella sala macchine. Nonostante il suo tentativo di sfuggire, è stato arrestato e trasferito nel carcere di Civitavecchia, per poi essere portato a Terni in attesa della decisione sulla sua estradizione.
In attesa della decisione sull’estradizione
Le autorità di Zagabria e Belgrado hanno richiesto l’estradizione di Babic. Ora, la Corte d’appello di Roma dovrà decidere se accogliere la richiesta, mentre le indagini proseguono per fare luce sui crimini commessi durante la guerra balcanica.
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