Il rapporto della Cgil di Roma e Lazio evidenzia un preoccupante calo del potere d’acquisto reale per i lavoratori della regione, in particolare per operai e impiegati, che subiscono gli effetti dell’inflazione e di aumenti salariali inadeguati.
Nel 2023, gli operai hanno visto una riduzione dei guadagni del 5% rispetto all’anno precedente, mentre gli impiegati hanno registrato un calo del 4%. Questa tendenza, iniziata con la pandemia nel 2020, ha portato a un’erosione continua del potere d’acquisto, con una perdita di reddito reale che per gli operai ha toccato il 10% nel primo anno di Covid e per gli impiegati il 4%.
Non solo il potere d’acquisto, ma anche la parità salariale tra uomini e donne continua a rappresentare un problema nel mercato del lavoro del Lazio. La Cgil sottolinea come il divario retributivo tra lavoratrici e lavoratori sia rimasto pressoché invariato negli ultimi 15 anni. Un esempio significativo è quello delle operaie, che nel 2008 percepivano circa 6.226 euro in meno rispetto ai colleghi uomini e, nel 2023, la differenza salariale è aumentata a 6.920 euro annui, pari al 39% in meno rispetto alla media degli uomini.
Questa disparità di genere è presente anche tra gli impiegati: le donne guadagnano ancora il 29% in meno rispetto agli uomini nel 2023. Anche i ruoli di maggiore responsabilità non sfuggono a questa tendenza: le donne quadro e le dirigenti guadagnano rispettivamente l’11% e il 23% in meno rispetto agli uomini nelle stesse posizioni.
La situazione economica dei lavoratori del Lazio, segnata da una perdita di potere d’acquisto e da una persistente disuguaglianza di genere, rappresenta un serio campanello d’allarme che richiede un intervento strutturale, secondo la Cgil. In assenza di politiche efficaci per affrontare l’inflazione e garantire aumenti salariali adeguati, il divario potrebbe continuare a crescere, aggravando ulteriormente le condizioni economiche e sociali dei lavoratori nella regione.
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