Maxi operazione antidroga a Roma: arrestati in 16, coinvolti anche due poliziotti

Sequestrata oltre una tonnellata di droga proveniente da Spagna e Marocco. In carcere un vice ispettore, ai domiciliari un sovrintendente capo

Tor Bella Monaca droga

La Guardia di Finanza di Roma ha smantellato una rete criminale responsabile dell’importazione di oltre 1,4 tonnellate di droga in Italia. I militari, coordinati dalla Direzione Distrettuale Antimafia, hanno arrestato 16 persone, tra cui due poliziotti, e sequestrato centinaia di chili di stupefacenti. Il gruppo, attivo tra Roma, Spagna e Marocco, gestiva un traffico di hashish e marijuana destinato alle principali piazze di spaccio della Capitale e del Lazio.

All’alba di lunedì 23 giugno i finanzieri hanno eseguito 13 ordinanze di custodia cautelare in carcere e 3 ai domiciliari. Hanno portato in cella anche un vice ispettore di polizia, in servizio al commissariato San Lorenzo nel 2022, mentre hanno posto ai domiciliari un sovrintendente capo della polizia. Gli inquirenti li accusano di aver sottratto oltre 70 chili di hashish durante alcune perquisizioni, tradendo il loro ruolo istituzionale. Altri agenti, non sottoposti a misure cautelari, avrebbero omesso controlli fondamentali per agevolare il sodalizio criminale.

Gli investigatori hanno accertato che il gruppo, composto principalmente da cittadini marocchini, gestiva le proprie attività da due basi operative nei quartieri Casal Boccone e Fonte Meravigliosa. Il sodalizio sfruttava una rete logistica solida, con contatti diretti in Marocco e Spagna, dove alcuni membri si occupavano dell’acquisto e del trasporto della droga attraverso veicoli modificati con doppifondi nascosti.

I trafficanti rifornivano all’ingrosso i pusher attivi nei quartieri di Castel Romano, Alessandrino, Don Bosco, Pigneto, Spinaceto e Capannelle, estendendo la distribuzione anche in provincia di Roma e Latina. Hanno usato furgoni e auto private per trasportare la droga oltre frontiera, beneficiando del sostegno di una struttura gerarchica ben definita. Ogni affiliato svolgeva un ruolo preciso: c’era chi curava i rapporti con i fornitori, chi gestiva lo stoccaggio, chi organizzava la distribuzione, chi incassava i proventi e li reinvestiva attraverso canali di riciclaggio non convenzionali.

Il gruppo aveva anche costituito una cassa comune per pagare stipendi regolari agli affiliati e garantire assistenza legale a chi veniva arrestato. Gli inquirenti hanno documentato l’uso di armi da fuoco, sistemi di comunicazione criptati e vetture appositamente modificate, elementi che confermano la pericolosità e l’efficienza della rete.

Durante l’operazione, i militari hanno sequestrato oltre 660 chili di hashish e più di 50 chili di marijuana. Hanno arrestato in flagranza due dei destinatari delle misure cautelari odierne. L’indagine, avviata dalla DDA e sviluppata con il supporto tecnico della Guardia di Finanza, ha rivelato l’infiltrazione della criminalità organizzata all’interno delle forze dell’ordine, evidenziando una rete corruttiva da monitorare con attenzione.

Le autorità giudiziarie proseguono gli accertamenti per individuare eventuali altri complici e ricostruire in dettaglio la struttura economica che ha sostenuto il traffico. Gli arresti odierni rappresentano un colpo durissimo a una delle filiere di spaccio più attive e pericolose del Centro Italia.

Redazione

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