Dehors selvaggi a Roma, centro storico sotto assedio

Tra caos, rumore e disagi, i residenti alzano la voce contro l’invasione

dehors

Nel cuore di Roma, i dehors si sono trasformati nel simbolo di una trasformazione urbana che penalizza residenti e pedoni. Da Trastevere al Pantheon, le strade sono occupate da pedane, tavolini, ventilatori e fioriere, in un crescendo di disordine che ha cambiato il volto della città.

Alcuni ristoratori si espandono senza remore, altri con maggiore discrezione, ma il risultato è identico: suolo pubblico occupato e spazi vitali ridotti al minimo. Il tour dell’invasione inizia da Trastevere, dove i cittadini lamentano l’assenza di regole e il predominio del turismo di massa.

Trastevere, il quartiere dei tavolini

«Noi abitanti siamo sempre di meno — racconta Alessia Mengozzi, 72 anni — e ci sono solo turisti che alimentano catene di ristoranti. Dal Covid in poi hanno continuato a mettere tavolini lungo le strade togliendo lo spazio per camminare e parcheggiare. Siamo in trappola».

In via della Paglia, i buttadentro sventolano menù accanto a piatti di plastica in esposizione, mentre i camerieri tagliano il passo ai passanti. «L’effetto è claustrofobico — denuncia Maria Pia Dalla Chiara — abbiamo copiato i francesi, peccato che non siamo a Parigi. Non abbiamo grandi viali adatti ai dehors».

Marciapiedi rotti e viabilità compromessa

Marcello, 88 anni, con il bastone fatica a farsi spazio tra la folla: «Abito su via della Lungaretta, ormai di proprietà dei locali». Il weekend esaspera il problema, con wine bar e finte osterie che contribuiscono al caos. «Nel fine settimana regna il caos», sospira Mauro del vicolo del Cinque.

Nel frattempo, monopattini e turisti si contendono pochi centimetri di passaggio, tra canti stonati e tavoli affollati. Una situazione che per Simonetta Marcellini, presidente del Comitato Emergenza Trastevere, è fuori controllo: «I vicoli sono invasi al di là di ogni normativa. I residenti vivono un disagio quotidiano, tra rumore costante e difficoltà di circolazione anche per i mezzi di soccorso».

Una deregulation che non conosce fine

La richiesta è chiara: più controlli e restrizioni. «Si gioca con tavolini facili da togliere e rimettere. Si colpevolizzano i residenti per l’abbandono del centro storico, ma non si analizzano le vere cause. È vergognoso che un provvedimento nato per la pandemia sia ancora attivo solo per favorire la lobby della ristorazione», conclude Marcellini.

Ma l’assalto non si ferma a Trastevere. Attorno a piazza Navona, tra via della Pace e vicolo del Fico, spuntano anche sdraio colorate. «Perfette per bere uno spritz guardando il cielo di Roma», dice Jasmine dal Venezuela. Ma per Priscilla, residente da vent’anni nel rione Parione, è un incubo: «Mi chiedo come fa una persona disabile a passare da queste parti».

Il degrado avanza fino al Pantheon

Situazione analoga vicino al Pantheon, con via dei Pastini e via di Pietra trasformate in strettoie affollate. «Un’invasione senza criterio — denuncia Miriam Polzella, tabaccaia — che porta solo degrado. Questo è un percorso turistico strategico che collega Fontana di Trevi a piazza della Rotonda. I tavoli all’aperto creano una fila indiana che ostruisce tutto, e nella confusione non si distinguono nemmeno più i negozi».

Una città meravigliosa che rischia di soffocare sotto il peso di troppe sedie.

Redazione

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