Un’operazione condotta dai carabinieri del Nucleo investigativo del Comando provinciale di Roma ha portato all’arresto di una donna tunisina di 39 anni ricercata a livello internazionale, accusata di reati gravissimi tra cui maltrattamento, abbandono di minori e concorso in atti di violenza sessuale aggravata ai danni di un bambino di 3 anni.
La donna era destinataria di una “red notice” Interpol, una segnalazione internazionale accompagnata da mandato di arresto emesso dalle autorità tunisine. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, i fatti contestati sarebbero stati commessi all’interno di un asilo nido di proprietà della stessa indagata in Tunisia, circostanza che aggrava ulteriormente il quadro accusatorio. Per tali reati, nel Paese d’origine, la pena prevista può arrivare fino a 20 anni di reclusione.
Le autorità tunisine avevano indicato l’Italia come possibile luogo di fuga, attivando così i canali di cooperazione internazionale di polizia. Da quel momento è partita un’attività investigativa articolata, basata su analisi informativa, intelligence e servizi di osservazione sul territorio romano, che ha consentito ai militari di localizzare con precisione il domicilio della ricercata.
L’identificazione è stata confermata anche attraverso riscontri dattiloscopici, elemento decisivo per la certezza dell’arresto. Una volta rintracciata, la 39enne è stata fermata e trasferita presso il carcere romano di Rebibbia, dove resterà a disposizione dell’autorità giudiziaria in attesa delle procedure di estradizione verso la Tunisia.
L’operazione rientra in un più ampio dispositivo di controllo del territorio e di collaborazione internazionale che, nello stesso contesto operativo, ha consentito ai carabinieri di individuare anche altri tre soggetti ricercati in ambito europeo.
Tra questi figura una cittadina italiana ricercata per reati contro il patrimonio commessi in Germania, per i quali la normativa tedesca prevede una pena fino a 10 anni di reclusione. Gli investigatori hanno inoltre rintracciato un cittadino romeno e uno slovacco, entrambi destinatari di provvedimenti restrittivi internazionali.
Particolarmente rilevante il caso del cittadino slovacco, localizzato nell’area di Pomezia, accusato di sequestro di persona e sottrazione di soggetti incapaci commessi all’estero, reati per i quali la legislazione del Paese d’origine prevede una pena massima di circa 15 anni di reclusione.
Le attività sono state condotte in stretta collaborazione con il Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia e coordinate dalla Procura della Repubblica di Roma, in particolare dal dipartimento competente per la criminalità diffusa e grave e per le esecuzioni.
Il risultato operativo evidenzia l’efficacia del sistema di cooperazione giudiziaria internazionale, che consente alle forze dell’ordine italiane di intervenire anche in presenza di reati commessi all’estero e di soggetti che tentano di sottrarsi alla giustizia rifugiandosi in altri Paesi.
L’operazione dei carabinieri conferma inoltre il ruolo centrale delle attività investigative basate su scambio informativo tra Stati, tracciamento dei movimenti e analisi dei dati, strumenti fondamentali per il contrasto alla criminalità transnazionale e per l’esecuzione dei mandati di arresto internazionali.
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