Un’indagine sul traffico internazionale di cocaina ha portato all’arresto di nove persone tra Roma e provincia. L’operazione, condotta dalla squadra mobile della Capitale insieme ai carabinieri della Compagnia di Civitavecchia, ha permesso di individuare un gruppo ritenuto coinvolto nell’importazione di ingenti quantitativi di sostanze stupefacenti dal Sudamerica e nella gestione di attività criminali collegate al narcotraffico.
Tra le accuse contestate figurano traffico di sostanze stupefacenti, sequestro di persona a scopo di estorsione, rapina e lesioni personali. Gli investigatori hanno concentrato l’attenzione anche su un episodio avvenuto nella notte del 7 giugno 2026, considerato un raid punitivo maturato all’interno degli ambienti della criminalità legata alla droga.
Secondo la ricostruzione investigativa, la vittima, un cittadino colombiano, sarebbe stata attirata in una trappola intorno alle 2:30 nel quartiere romano di Casal Bertone. Dopo essere stata avvicinata, sarebbe stata aggredita e immobilizzata, quindi caricata con la forza su un’automobile. L’uomo sarebbe stato trasferito prima in un’abitazione nella zona della Borghesiana e successivamente in un appartamento seminterrato a Centocelle, dove sarebbe rimasto sequestrato per circa sette ore.
Durante il periodo di prigionia, sempre secondo gli elementi raccolti dagli investigatori, la vittima sarebbe stata bloccata con mani e piedi immobilizzati, minacciata con una pistola e ferita con armi da taglio. I sequestratori avrebbero poi ottenuto la consegna di denaro e beni personali: 8.900 euro in contanti, gioielli in oro, un orologio di lusso e le chiavi dell’abitazione. Successivamente, il gruppo avrebbe raggiunto la casa della vittima per sottrarre anche dispositivi informatici e altri oggetti.
Le indagini hanno consentito di ricostruire le diverse fasi dell’azione attraverso anche l’analisi delle immagini provenienti dai sistemi di videosorveglianza urbana e condominiale. Gli accertamenti hanno portato all’identificazione dei presunti componenti del commando e, parallelamente, hanno fatto emergere una struttura criminale organizzata per il rifornimento di droga nella Capitale e sul litorale laziale.
Il gruppo avrebbe gestito l’arrivo di carichi di cocaina provenienti dal Sudamerica destinati alle piazze di spaccio di Roma e dell’area costiera. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, l’organizzazione avrebbe utilizzato basi logistiche distribuite tra Roma, Cerveteri, Ladispoli e Tarquinia.
Per ridurre il rischio di individuazione, il sodalizio avrebbe adottato sistemi considerati particolarmente sofisticati: automobili modificate con doppi fondi dotati di meccanismi di apertura sia manuali sia elettronici, telefoni criptati e strumenti capaci di cancellare dati da remoto. Gli investigatori hanno inoltre indicato l’utilizzo di transazioni in valuta virtuale per il trasferimento e il riciclaggio dei proventi ritenuti illeciti.
Nel corso dell’attività investigativa sono stati eseguiti arresti in flagranza e sequestri di sostanze stupefacenti lungo alcune delle principali arterie stradali. Gli accertamenti hanno inoltre portato alla scoperta, nelle campagne di Sant’Agata del Bianco, in provincia di Reggio Calabria, di un laboratorio clandestino destinato alla lavorazione della droga.
A Roma, invece, sarebbe stato individuato un appartamento utilizzato come deposito per lo stoccaggio degli stupefacenti. All’interno del locale gli investigatori hanno sequestrato 24 chili di hashish, quantitativi di cocaina pronti per la distribuzione e altre sostanze destinate al mercato locale, tra cui la cosiddetta cocaina rosa.
L’operazione ha quindi ricostruito un sistema articolato che, secondo gli inquirenti, collegava l’approvvigionamento internazionale della droga alla distribuzione sul territorio romano e laziale, insieme ad attività violente finalizzate alla gestione dei rapporti all’interno del circuito criminale.
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