Momenti di forte tensione nel carcere romano di Regina Coeli, dove giovedì 1 ottobre sono stati incendiati e danneggiati strutture e suppellettili all’interno della quinta sezione. Secondo quanto riferito dall’Osapp, il sindacato autonomo della polizia penitenziaria, il bilancio è di sette agenti e tre detenuti feriti.
I disordini hanno interessato un’area destinata ai detenuti ex articolo 32 che, come riferito dal sindacato Osapp (Organizzazione sindacale autonoma polizia penitenziaria), “richiedono particolari cautele sotto il profilo della gestione e della sicurezza”. Dopo quanto accaduto, trenta reclusi sarebbero stati trasferiti in altri istituti penitenziari.
Il sindacato: sette agenti al pronto soccorso
“Sette poliziotti penitenziari al pronto soccorso in un solo episodio non possono essere considerati l’ennesimo incidente di percorso” ha dichiarato Leo Beneduci, segretario Generale Osapp. “Ancor meno quando tutto avviene in un reparto destinato a detenuti ex art. 32, che proprio per le caratteristiche della popolazione ristretta dovrebbe disporre di adeguati livelli di personale, organizzazione e sicurezza”.
L’organizzazione sindacale torna così a richiamare l’attenzione sulle condizioni all’interno di Regina Coeli, indicando nel sovraffollamento e nella carenza di personale due delle principali criticità che interessano l’istituto.
I numeri denunciati dall’Osapp
Beneduci, a seguire, ha ricordato che Regina Coeli “continua a registrare numeri estremamente pesanti: 1.125 detenuti a fronte di 563 posti disponibili, mentre sarebbero 405 le unità di Polizia Penitenziaria effettivamente in servizio rispetto a un fabbisogno di 709”.
Con l’aggiunta: “Non servono altri tavoli, riunioni o ricognizioni per capire cosa sta accadendo. Quando oltre mille detenuti vengono concentrati in un istituto con poco più della metà dei posti necessari e la polizia penitenziaria opera con centinaia di unità in meno, non si può continuare ad affidare la tenuta del sistema esclusivamente alla professionalità , al sacrificio e all’incolumità fisica dei poliziotti”.
L’allarme sulle condizioni di lavoro
Per Beneduci “quanto accaduto a Regina Coeli si inserisce in un quadro nazionale ormai consolidato, fatto di aggressioni, detenuti problematici trasferiti da un carcere all’altro, reparti danneggiati, carenze strutturali e personale costretto a fronteggiare condizioni sempre più difficili. Quando tutto finisce si contano i feriti, si spostano i detenuti e si riparano i danni. Poi, però, i poliziotti tornano nello stesso carcere, spesso con gli stessi organici e nelle stesse condizioni”.
Il sindacato chiede quindi interventi preventivi e un rafforzamento delle risorse destinate al sistema penitenziario, sostenendo che le difficoltà segnalate siano ormai note da tempo.
La richiesta di interventi preventivi
“L’emergenza è ciò che non si può prevedere – ha concluso – qui, invece, i problemi sono conosciuti, denunciati e si ripresentano continuamente. La Polizia Penitenziaria non può continuare a essere il reparto d’emergenza permanente di un’Amministrazione che interviene soltanto dopo che il danno è avvenuto. Servono organici, prevenzione, una gestione effettiva dei detenuti problematici, strutture sicure e decisioni assunte prima delle rivolte e delle aggressioni, non dopo”.
Quanto avvenuto nella quinta sezione riporta dunque al centro dell’attenzione la gestione e la sicurezza di Regina Coeli, mentre resta da ricostruire nel dettaglio la dinamica che ha portato ai danneggiamenti e agli incendi all’interno del reparto.
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