Quaranta giorni di sofferenza, le condizioni che peggiorano fino al tragico epilogo. Sabrina Gigliotti, 39 anni e madre di due bambini, è morta dopo una sospetta puntura di ragno violino. Ora la sua famiglia vuole sapere cosa sia realmente accaduto e se quella morte potesse essere evitata. La Procura di Roma ha aperto un fascicolo per omicidio colposo, al momento contro ignoti, mentre la pm Eleonora Fini ha disposto l’autopsia per accertare le cause del decesso.
«Come legale di fiducia dei familiari di Sabrina posso solo chiedere alla magistratura di chiarire tutti gli aspetti di questa storia assurda. Sabrina non meritava di morire. Chiediamo verità e giustizia». Sono le parole affidate all’Adnkronos dall’avvocato Pablo De Luca, che assiste i familiari della donna. Una richiesta arrivata dopo la denuncia presentata dalla famiglia, intenzionata a ricostruire quanto successo nelle settimane precedenti alla morte.
Dalla puntura al peggioramento
Tutto sarebbe cominciato a metà settembre, quando Sabrina aveva notato una puntura sulla coscia destra, inizialmente attribuita a un insetto. La 39enne si era rivolta all’ospedale Grassi di Ostia, dove le era stata prescritta una terapia antibiotica. In seguito aveva raggiunto l’ospedale Celio per sottoporsi ad alcune medicazioni.
Le sue condizioni, però, secondo quanto riferito dai familiari, continuavano a peggiorare. «Nonostante le medicazioni mia sorella sembrava peggiorare, iniziando ad accusare dolori lombari, alle articolazioni inferiori, bruciore alla pancia e alla schiena», ha raccontato il fratello nella denuncia.
Tra il 18 e il 20 ottobre la situazione era diventata ancora più preoccupante. Sabrina riusciva a spostarsi soltanto con l’aiuto delle stampelle e, sempre secondo il racconto del fratello, «non riusciva neppure a parlare, anche perché accusava forte tossa».
Il ricovero e la morte
Riportata al Grassi, la donna era stata sottoposta a nuovi accertamenti. I medici, stando a quanto riportato nella denuncia, avevano comunicato ai familiari che «la situazione era molto critica in quanto Sabrina aveva un’infezione nel sangue» e che «doveva essere intubata».
Da Ostia era quindi stata trasferita in ambulanza all’ospedale Spallanzani. Qui i familiari avevano appreso della gravità del quadro clinico: secondo quanto riferito loro dalla direttrice di Malattie infettive, Sabrina aveva un polmone gravemente compromesso, con una parte in necrosi, e seri problemi cardiaci.
Il 21 ottobre era arrivato un ulteriore trasferimento, questa volta al San Camillo. Ai parenti, secondo la ricostruzione contenuta nella denuncia, era stato spiegato che «l’infezione era dovuta a un virus che ha rilasciato una tossina» e che «non c’era più nulla da fare». Quattro giorni dopo, il 25 ottobre, Sabrina è morta.
Adesso sarà l’autopsia a dover chiarire le cause del decesso e l’eventuale relazione con la puntura iniziale, la cui origine non è ancora accertata. L’inchiesta dovrà ricostruire anche il percorso sanitario della 39enne e verificare se emergano eventuali responsabilità.
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