Anna Frank allo stadio, processo finisce in prescrizione

Nessuna sentenza di merito per gli adesivi antisemiti del 2017

Anna Frank

A otto anni dai fatti, il procedimento giudiziario sugli adesivi di Anna Frank comparsi allo stadio Olimpico si è chiuso senza una sentenza di merito. Il reato di istigazione all’odio razziale contestato a dodici tifosi della Lazio è infatti caduto in prescrizione, mettendo fine a una vicenda che aveva scosso profondamente l’opinione pubblica.

L’episodio risale al 22 ottobre 2017, quando in Curva Sud apparvero adesivi antisemiti con l’immagine di Anna Frank raffigurata con la maglia della Roma. Un gesto che provocò una condanna unanime da parte delle istituzioni, del mondo politico e sportivo, diventando simbolo di una deriva d’odio che andava ben oltre il tifo calcistico.

Anna Frank, un iter giudiziario lungo e complesso

Come ricostruisce il Corriere della Sera, il percorso giudiziario è stato particolarmente tortuoso. Sono serviti circa due anni per arrivare all’identificazione degli imputati e altri cinque anni tra rinvii, riassegnazioni del fascicolo e questioni procedurali. Un susseguirsi di passaggi che ha di fatto impedito al tribunale di arrivare a una decisione nel merito.

Già nel 2023, all’apertura della fase preliminare, appariva chiaro che i tempi della giustizia avrebbero condotto inevitabilmente alla prescrizione, chiudendo il caso senza una valutazione definitiva delle responsabilità.

Ostacoli tecnici e la posizione della Comunità Ebraica

Tra le difficoltà emerse durante il processo anche aspetti tecnici, come la validazione delle immagini delle telecamere di sorveglianza dello stadio. Nel corso degli interrogatori, alcuni imputati – di età compresa tra i 25 e i 60 anni e ritenuti vicini all’area più radicale della tifoseria – hanno tentato di minimizzare il gesto, arrivando a dichiarare di non conoscere la figura di Anna Frank, affermazioni che hanno suscitato ulteriore indignazione.

La Comunità Ebraica, costituitasi parte civile, ha sottolineato come la prescrizione non cancelli la gravità dell’atto né il valore simbolico di quanto accaduto. Un episodio che resta una ferita aperta nella memoria collettiva, al di là dell’esito giudiziario.

Redazione

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