Si facevano chiamare «Barone» e «Chiattone» e, secondo gli investigatori, erano al vertice dell’organizzazione criminale che per oltre sei mesi ha colpito anziani in diversi quartieri di Roma con la nota truffa del nipote in difficoltà.
La banda, smantellata dai carabinieri, avrebbe messo a segno 13 colpi, accumulando un bottino superiore ai 100 mila euro tra denaro contante e gioielli. Vittime quasi sempre ultraottantenni, raggirate approfittando della loro fragilità.
L’operazione dei carabinieri
A condurre l’indagine sono stati i militari del Nucleo Operativo della Compagnia Roma Trastevere, partiti dalla denuncia di una delle persone truffate.
Cinque le persone arrestate con accuse, a vario titolo, di associazione per delinquere ed estorsione aggravata. Si tratta di uomini originari della provincia di Napoli, di età compresa tra i 29 e i 73 anni. Le indagini proseguono per individuare eventuali altri complici.
La base a Casoria
L’inchiesta è stata ribattezzata “Partenope”, proprio perché la base logistica del gruppo si trovava a Casoria, nel Napoletano.
Da lì i componenti della banda partivano per raggiungere la Capitale e colpire soprattutto nel quadrante nord della città. Utilizzavano auto a noleggio e telefoni sempre diversi, nel tentativo di non lasciare tracce.
Ruoli ben definiti
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, l’organizzazione era strutturata in modo preciso. C’erano i capi, i centralinisti incaricati delle telefonate, i basisti e i riscossori che si presentavano a casa delle vittime per ritirare denaro e preziosi.
Un sistema collaudato che, secondo gli inquirenti, prevedeva perfino assistenza per eventuali arrestati e per i loro familiari.
Come sceglievano le vittime
Le persone da colpire venivano selezionate con attenzione. Dovevano essere molto anziane, possibilmente benestanti e talvolta con problemi di salute.
Una volta individuato l’obiettivo, partiva la telefonata. Il centralinista si spacciava quasi sempre per un nipote o un altro familiare in grave difficoltà economica.
Le telefonate ingannevoli
«Nonno, ho bisogno di soldi per pagare il corso, l’iscrizione scade oggi». Oppure: «Nonna, sono alle poste, devo ritirare un pacco ma non ho abbastanza soldi, ora viene una persona a prenderli».
Con queste scuse i truffatori convincevano le vittime a raccogliere in fretta soldi e gioielli custoditi in casa, mentre venivano tenute al telefono per impedirgli di chiedere aiuto all’esterno.
Il ruolo del riscossore
Nel frattempo arrivava un complice che si presentava come “amico del nipote” o “responsabile delle poste”. Una volta entrato in casa si faceva consegnare denaro, collane, fedi, orologi, anelli e altri oggetti preziosi.
Quando il bottino non bastava, puntava anche ad assegni e carte di credito. In un caso, a una donna sarebbero stati sottratti 40 mila euro in un solo colpo.
La fine del sistema
Grazie ad appostamenti, intercettazioni e accertamenti investigativi, i carabinieri sono riusciti a ricostruire l’intera rete e a fermarne i presunti componenti.
Un duro colpo a una delle truffe più odiose, perché costruita sulla manipolazione emotiva e sulla vulnerabilità delle persone più anziane.
Seguici su
Aggiungi romatomorrow.it alle tue fonti preferite e ricevi i nostri contenuti in cima ai risultati di ricerca.