Una sentenza che cambia radicalmente il quadro giudiziario di una delle inchieste più rilevanti della politica romana degli ultimi anni. La terza sezione della Corte d’Appello di Roma ha assolto Marcello De Vito, Camillo Mezzacapo e Luca Lanzalone nel procedimento relativo al progetto dello stadio della Roma a Tor di Valle, ribaltando le condanne pronunciate nell’aprile del 2024.
La decisione dei giudici di secondo grado segna una svolta per l’ex presidente dell’assemblea capitolina, esponente del Movimento 5 Stelle all’epoca dei fatti, e per i due professionisti coinvolti nell’inchiesta. De Vito era stato condannato a otto anni e otto mesi di reclusione, mentre per Mezzacapo e Lanzalone erano state stabilite pene rispettivamente di nove e tre anni.
Il nuovo pronunciamento modifica dunque profondamente l’esito del processo, nato dalle indagini sulle presunte irregolarità legate alla realizzazione dell’impianto sportivo nell’area di Tor di Valle. Le tre assoluzioni rappresentano il cambiamento più significativo rispetto al primo grado, mentre per altri imputati la Corte ha disposto riduzioni di pena, ulteriori assoluzioni e dichiarazioni di prescrizione.
Dalle pesanti condanne alle assoluzioni, cosa hanno deciso i giudici
La sentenza d’Appello ha riguardato anche il costruttore Luca Parnasi, la cui pena è stata ridotta da due anni a tre mesi di reclusione. Una diminuzione particolarmente rilevante rispetto alla decisione pronunciata nel 2024, quando il tribunale aveva riconosciuto la responsabilità dell’imprenditore nell’ambito del procedimento.
Sono stati inoltre assolti Gianluca Bardelli e Giuseppe Statuto, mentre per Giulio Centemero, ex tesoriere della Lega, e Andrea Manzoni è stata riconosciuta l’intervenuta prescrizione. Per Adriano Palozzi, invece, i giudici hanno rideterminato la pena, portandola da un anno e dieci mesi a otto mesi.
Il verdetto introduce così una distinzione tra le diverse posizioni processuali, con esiti differenti a seconda degli imputati. Le assoluzioni, le riduzioni delle condanne e le prescrizioni hanno modificato sensibilmente il risultato del primo grado, senza tuttavia determinare un’assoluzione generalizzata di tutte le persone coinvolte nell’inchiesta.
L’inchiesta sul progetto di Tor di Valle e le accuse di corruzione
Al centro del procedimento giudiziario c’era il progetto del nuovo stadio della Roma nell’area di Tor di Valle, sviluppato durante gli anni in cui il Campidoglio era amministrato dal Movimento 5 Stelle e la società giallorossa apparteneva all’imprenditore italoamericano James Pallotta. L’operazione immobiliare e sportiva era finita sotto la lente degli investigatori, dando origine a un’inchiesta che aveva coinvolto esponenti politici, imprenditori e professionisti.
L’impianto accusatorio si fondava su presunti episodi di corruzione, traffico di influenze e finanziamento illecito, contestati nell’ambito dei rapporti tra il mondo imprenditoriale e diversi ambienti politici. La pubblica accusa aveva richiesto complessivamente 22 condanne, sostenendo l’esistenza di un meccanismo attraverso il quale sarebbero stati favoriti interessi economici mediante rapporti con rappresentanti delle istituzioni.
Nella ricostruzione proposta dagli inquirenti, particolare attenzione era stata riservata ai rapporti riconducibili al costruttore Parnasi. Secondo l’accusa, circa 400mila euro sarebbero stati destinati a fondazioni vicine ad alcune forze politiche. Si trattava di una delle circostanze considerate nell’ambito delle contestazioni formulate durante le indagini e successivamente affrontate nel processo.
La prospettazione accusatoria aveva trovato un significativo riconoscimento nella sentenza dell’aprile 2024, che aveva disposto diverse condanne. Il giudizio d’Appello ha però portato a conclusioni differenti per numerosi imputati, ridimensionando profondamente il quadro delle responsabilità penali delineato nel precedente grado di giudizio.
De Vito dopo l’assoluzione: “Oggi finalmente è stata fatta giustizia”
La notizia della decisione della Corte d’Appello, diffusa da Ansa e Adnkronos, è stata confermata anche dallo stesso Marcello De Vito attraverso un messaggio pubblicato su Facebook. L’ex presidente dell’assemblea capitolina ha accolto il pronunciamento con soddisfazione, ripercorrendo le conseguenze personali e professionali della vicenda giudiziaria.
Interpellato da Adnkronos, De Vito ha dichiarato: “C’è grande felicità. Oggi finalmente è stata fatta giustizia”. Un commento arrivato dopo un percorso processuale durato diversi anni, durante il quale l’ex esponente pentastellato aveva dovuto affrontare anche un periodo di detenzione mentre ricopriva un incarico istituzionale in Campidoglio.
Nel descrivere le difficoltà attraversate, De Vito ha aggiunto: “Sono stati sette anni durissimi, otto mesi di detenzione mentre facevo il presidente dell’assemblea capitolina, come cittadino più votato a Roma. Sette anni che mi hanno distrutto la vita politica e professionale ma la mia famiglia è stata fondamentale. Oggi finalmente giustizia è fatta”.
Il ringraziamento agli avvocati e il riferimento agli ex colleghi politici
Nelle dichiarazioni successive alla sentenza, l’ex presidente dell’assemblea capitolina ha riservato un ringraziamento ai legali che lo hanno assistito durante il procedimento. De Vito ha ricordato il lavoro svolto dagli avvocati Angelo Di Lorenzo e Guido Cardinali, sottolineando il peso che l’intera vicenda ha avuto sulla sua carriera politica e sulla vita personale.
“Oggi finisce un incubo, un calvario. Una grande soddisfazione contro chi mi aveva condannato, in particolare i miei ex colleghi di partito che mi avevano dato per morto”, ha dichiarato De Vito, inserendo nel proprio commento anche un riferimento alle reazioni politiche seguite al suo coinvolgimento nell’inchiesta.
Le parole dell’ex esponente del Movimento 5 Stelle arrivano al termine di un secondo grado di giudizio che ha cancellato la condanna a otto anni e otto mesi pronunciata nei suoi confronti, modificando completamente la sua posizione processuale rispetto alla decisione del 2024.
Gli imputati già assolti nel processo di primo grado
Il procedimento sul progetto dello stadio aveva coinvolto un numero elevato di persone, appartenenti a differenti ambiti professionali e politici. Già nel primo grado, concluso nell’aprile 2024, diversi imputati erano stati assolti, mentre per altri erano state disposte pene detentive successivamente esaminate dai giudici d’Appello.
Tra coloro che avevano ottenuto l’assoluzione figuravano Francesco Bonifazi, ex tesoriere del Partito democratico, e Davide Bordoni, ex consigliere capitolino della Lega. La stessa decisione aveva riguardato l’ex assessore regionale Michele Civita, insieme a Gianluca Talone, Domenico Petrolo e Fortunato Pititto.
Erano stati inoltre assolti Fabio Serini, Claudio Santini e Francesco Prosperetti. Queste posizioni erano state quindi definite favorevolmente già nella precedente fase del procedimento, a differenza di quelle di De Vito, Mezzacapo e Lanzalone, per le quali il ribaltamento delle condanne è arrivato con il giudizio di secondo grado.
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