Allineatori trasparenti: oggi l’alternativa all’apparecchio fisso si progetta con l’AI

Scansioni digitali, simulazioni e nuove pre-visualizzazioni del sorriso rendono più chiari fin dall’inizio obiettivi e passaggi dell’ortodonzia invisibile. Ecco cosa cambia nella progettazione e quando il riallineamento può integrarsi con altri interventi estetici.

DENTAL MOCCI DOTT. CLAUDIO

Allineatori trasparenti, ortodonzia invisibile e AI stanno cambiando la prima visita dal dentista: con scansione intraorale e simulazione del sorriso oggi si definiscono prima obiettivi, tempi e passaggi del trattamento. Questo riduce l’incertezza iniziale e rende più facile capire cosa aspettarsi, soprattutto per chi vuole riallineare i denti senza ricorrere all’apparecchio fisso.

«Le “mascherine invisibili”, o allineatori, hanno preso piede rispetto all’ortodonzia fissa grazie a evoluzioni importanti: una delle più rilevanti è la digitalizzazione del processo. Oggi le impronte vengono eseguite con la scansione, si imposta una pianificazione, i dati vengono elaborati e si costruisce una simulazione, che chiarisce da subito quale obiettivo è realistico e quali passaggi sono necessari», spiega il Dr. Claudio Mocci, odontoiatra e titolare dello studio dentistico Dent.AL ad Allumiere, in provincia di Roma, che inquadra cosa sta cambiando nel settore.

Il vantaggio pratico del digitale è che rende più chiara la fase iniziale: scanner e software aiutano a impostare il percorso con un livello di precisione maggiore e a spiegare in modo più comprensibile cosa succederà nelle varie fasi. Tra le funzioni più immediate per chi si siede in poltrona c’è la pre-visualizzazione rapida del sorriso, a partire da una fotografia del volto.

«Si scatta una foto e l’intelligenza artificiale elabora in pochi minuti un possibile risultato, applicandolo all’immagine: per intenderci, viene generata una schermata in cui si vedrà la foto originale accanto a quella con il sorriso già modificato. Con l’apparecchio fisso il risultato si osservava soltanto al termine di un trattamento lungo; oggi, invece, si può avere un’indicazione immediata e questo è utile perché la persona capisce se il risultato le piace e se lo sente coerente con i propri connotati».

La pianificazione digitale diventa ancora più utile quando l’ortodonzia è parte di un progetto più ampio e serve coordinare più interventi: «Se oltre al riallineamento sono previste faccette, ha senso ragionare subito su un progetto unico: si definisce il risultato finale e si programmano gli step in modo coerente. In passato si lavorava per fasi separate; adesso è possibile impostare i movimenti fin dall’inizio e gestire meglio l’ordine degli interventi».

Tra le funzioni più recenti c’è anche la scansione del volto, che si aggiunge alla scansione intraorale per costruire un “paziente virtuale” su cui impostare il piano.

«In una decina di minuti si raccolgono i dati e il software costruisce una replica che mostra come può evolvere il trattamento – conclude il Dr. Mocci -. L’intelligenza artificiale lavora sul confronto con grandi casistiche: non è solo una ricostruzione 3D, ma un supporto che aiuta la pianificazione e rende più chiari margini e obiettivi».

La tecnologia non sostituisce il professionista, ma cambia il modo di impostare e di spiegare il trattamento. Per il paziente significa poter valutare fin dall’inizio obiettivi e passaggi con maggiore chiarezza, e scegliere uno studio che abbia strumenti e competenze per gestire la pianificazione in modo strutturato.

 

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