Roma, si è spento Tinto Brass: il regista aveva 93 anni

Il cineasta milanese è morto nella sua abitazione dopo una lunga serie di problemi di salute. Dalla Nouvelle Vague ai grandi successi del cinema erotico, il percorso di un autore che ha diviso critica e pubblico.

Il mondo del cinema italiano perde Tinto Brass, scomparso a Roma all’età di 93 anni. Il regista, tra le personalità più riconoscibili e discusse della cinematografia nazionale, è morto improvvisamente nella mattinata del 4 novembre 2026 nella propria abitazione della Capitale. Secondo le informazioni diffuse da Adnkronos, all’origine del decesso ci sarebbe stata una crisi cardiaca.

Brass, nato a Milano il 26 marzo 1933, lascia una produzione cinematografica caratterizzata da una continua ricerca espressiva. Prima di diventare celebre per le sue pellicole erotiche, aveva attraversato il cinema sperimentale, la satira sociale e il racconto storico, costruendo uno stile personale spesso in contrasto con le convenzioni dell’epoca.

La morte di Tinto Brass dopo anni di difficoltà fisiche

Negli ultimi sedici anni il regista aveva dovuto affrontare diversi episodi clinici di particolare gravità. Nel 2010 un’emorragia cerebrale aveva richiesto cure ospedaliere e un lungo periodo di recupero. Nel 2019 era stato nuovamente colpito da problemi di natura ischemica.

La situazione si era complicata nel maggio 2026, quando una setticemia aveva reso necessario un ricovero urgente. L’infezione aveva messo seriamente in pericolo la sua vita, ma le cure avevano consentito un successivo miglioramento.

A rendere più complessa l’assistenza sanitaria aveva contribuito anche una frana nelle vicinanze della sua residenza romana. Le difficoltà di accesso all’abitazione avevano ostacolato gli spostamenti e i controlli medici periodici.

Nonostante il recente recupero, nella mattinata del 4 novembre è sopraggiunto il malore che, secondo le prime informazioni, ne avrebbe provocato la morte.

Dalle origini veneziane alla formazione cinematografica a Parigi

Il suo nome completo era Giovanni Brass. Nato nel capoluogo lombardo, proveniva da una famiglia profondamente legata a Venezia. Il padre Alessandro esercitava la professione di avvocato, mentre il nonno Ialico era un pittore la cui sensibilità artistica contribuì a influenzare la formazione del futuro cineasta.

Brass intraprese inizialmente un percorso di studi giuridici, laureandosi all’Università di Ferrara con una tesi dedicata ai rapporti lavorativi nell’industria cinematografica.

La scelta decisiva per la sua carriera arrivò con il trasferimento a Parigi, dove lavorò come archivista alla Cinémathèque Française, allora guidata da Henri Langlois.

Il contatto con l’ambiente culturale francese e con i protagonisti della Nouvelle Vague contribuì a sviluppare il suo interesse per un cinema libero dalle strutture narrative tradizionali.

Una volta tornato in Italia, maturò ulteriori esperienze professionali collaborando con registi del calibro di Roberto Rossellini, Alberto Cavalcanti e Joris Ivens.

Il debutto dietro la macchina da presa e il rapporto difficile con la censura

Nel 1963 Brass firmò il suo primo lungometraggio, In capo al mondo, una pellicola che affrontava il disagio esistenziale di un giovane alle prese con le contraddizioni della società contemporanea.

Il film si distingueva per il tono irriverente e per una visione critica delle istituzioni e dei modelli sociali. L’accoglienza positiva ricevuta negli ambienti cinematografici non impedì l’intervento della censura, che impose modifiche all’opera.

Già in questa fase emergevano alcuni elementi destinati ad accompagnare tutta la sua carriera: il rifiuto del conformismo, la provocazione e la volontà di sperimentare nuove forme di racconto.

Il successo internazionale e le polemiche intorno a Caligola

Durante gli anni Settanta, il regista iniziò a concentrarsi su storie nelle quali il desiderio e la sessualità diventavano strumenti per raccontare i rapporti di dominio e le contraddizioni del potere.

Con Salon Kitty, uscito nel 1976, Brass ambientò la vicenda nella Germania nazista, affidando i ruoli principali a Helmut Berger e Ingrid Thulin. Il film univa ricostruzione storica, tensioni politiche e provocazione erotica.

Ancora più complessa fu la realizzazione di Caligola, produzione internazionale dedicata all’imperatore romano e interpretata, tra gli altri, da Malcolm McDowell, Peter O’Toole e Teresa Ann Savoy.

Il progetto, sviluppato a partire da una sceneggiatura di Gore Vidal, fu accompagnato da numerose controversie. I contrasti tra Brass e il produttore Bob Guccione riguardarono soprattutto il controllo artistico e il montaggio definitivo.

Il regista contestò la versione distribuita, prendendo le distanze da alcune scelte produttive. La pellicola divenne successivamente uno dei casi più discussi per i contenuti espliciti e per gli interventi della censura in diversi Paesi.

La chiave e la svolta che cambiò la carriera del regista

Il passaggio verso un cinema maggiormente concentrato sull’erotismo si consolidò negli anni Ottanta. Dopo Action, Brass raggiunse una vasta popolarità con La chiave, del 1983.

Il film, interpretato da Stefania Sandrelli e ispirato a un romanzo dello scrittore giapponese Jun’ichirō Tanizaki, esplorava le tensioni e i desideri di una coppia attraverso il punto di vista di una donna alla ricerca di una nuova consapevolezza personale.

Il successo commerciale dell’opera contribuì a trasformare Brass in uno dei principali riferimenti del cinema erotico italiano.

Da quel momento il regista sviluppò una produzione riconoscibile per l’attenzione alla figura femminile, l’uso dell’ironia e una rappresentazione della sensualità inserita in contesti spesso volutamente grotteschi.

Serena Grandi, Claudia Koll e Debora Caprioglio: le protagoniste dei suoi film

La filmografia di Tinto Brass è legata anche alle numerose attrici che hanno interpretato i suoi personaggi, contribuendo alla notorietà delle sue pellicole.

Nel 1985 uscì Miranda, con Serena Grandi, seguito due anni più tardi da Capriccio, interpretato da Francesca Dellera.

Nel 1990 il regista diresse Debora Caprioglio in Paprika, mentre nel 1992 affidò a Claudia Koll il ruolo principale in Così fan tutte.

Tra le opere successive si ricordano L’uomo che guarda, ispirato a un romanzo di Alberto Moravia, Fermo posta Tinto Brass e Monella, interpretato da Anna Ammirati.

Queste produzioni consolidarono la sua immagine pubblica, pur alimentando un confronto critico sulla rappresentazione della sessualità e sul rapporto tra cinema d’autore e spettacolo commerciale.

Gli ultimi lavori e il riconoscimento della Cinémathèque Française

Nel nuovo millennio Brass continuò a lavorare per il grande schermo. Nel 2002 realizzò Senso ’45, con Anna Galiena e Gabriel Garko, reinterpretando liberamente il racconto di Camillo Boito.

L’anno successivo arrivò Fallo!, commedia erotica a episodi, mentre nel 2005 uscì Monamour, ultimo lungometraggio della sua carriera.

Il suo percorso artistico non si limitò al cinema. Brass si occupò anche di regia teatrale, portando in scena lavori come Pranzo di famiglia di Roberto Lerici, rappresentato in diverse occasioni e accolto favorevolmente anche a New York.

Nel 2006 la Cinémathèque Française di Parigi, istituzione presso la quale aveva lavorato in gioventù, gli dedicò una retrospettiva con dieci film, intitolata Eloge de la chair.

L’iniziativa rappresentò un riconoscimento del suo percorso cinematografico e del ruolo ricoperto nell’evoluzione dei linguaggi visivi del cinema europeo.

La famiglia, i figli e le due donne importanti della sua vita

Un capitolo fondamentale della vita privata di Brass è legato alla prima moglie Carla Cipriani, soprannominata Tinta, sposata nel 1956 a Venezia.

Figlia di Giuseppe Cipriani, fondatore dell’Harry’s Bar, Tinta fu per molti anni anche una preziosa collaboratrice artistica del marito, partecipando alla realizzazione di diversi progetti cinematografici.

Dalla loro unione nacquero Beatrice e Bonifacio. Carla morì nel 2006, dopo cinquant’anni di matrimonio.

Nel 2017 Brass sposò Caterina Varzi, psicoanalista, attrice ed ex avvocata, che gli è rimasta accanto negli ultimi anni della sua vita, segnati da problemi di salute e frequenti necessità di assistenza.

Il ricordo di Tinto Brass, una figura fuori dagli schemi

La scomparsa di Tinto Brass segna la fine del percorso di un autore che ha attraversato differenti epoche del cinema italiano, passando dalle sperimentazioni d’avanguardia alle produzioni di grande richiamo popolare.

La sua carriera è stata accompagnata da polemiche, successi commerciali e riconoscimenti culturali, riflettendo una personalità artistica poco incline ai compromessi.

Il suo nome resterà associato soprattutto al cinema erotico, ma la sua filmografia comprende anche opere politiche, storiche e sperimentali che testimoniano una formazione più ampia e articolata.

Con la morte di Tinto Brass, a 93 anni, scompare uno dei registi più anticonformisti del panorama cinematografico italiano, capace di costruire un linguaggio personale e di suscitare discussioni destinate ad accompagnare anche la rilettura futura delle sue opere.

Redazione

Seguici su

Aggiungi romatomorrow.it alle tue fonti preferite e ricevi i nostri contenuti in cima ai risultati di ricerca.

★ Aggiungici
Subscribe
Notificami
0 Commenti
più nuovi
più vecchi più votati

Articoli correlati

fermata Pigneto
La stazione Pigneto di Roma potrebbe aprire il 21 dicembre 2026 con le linee FL1...
Da lunedì 2 novembre raffiche intense soprattutto nelle zone settentrionali della regione. Temperature in discesa...
maratona Roma, Rome 15k
Domenica 1 novembre circa 5mila atleti attraversano le strade della Capitale per la diciottesima edizione...

Altre notizie

Altre notizie