Il trasporto pubblico romano si trova davanti a una nuova criticità. Atac potrebbe chiudere il 2026 con circa 4 milioni di chilometri di servizio autobus non effettuati rispetto agli obblighi contrattuali stabiliti con Roma Capitale. Una situazione che rischia di avere conseguenze economiche per la municipalizzata e che evidenzia le difficoltà ancora presenti nella gestione della mobilità cittadina.
A illustrare il quadro è stato Paolo Aielli, direttore generale di Atac, intervenuto durante un’audizione della commissione Mobilità capitolina per analizzare l’andamento del trasporto pubblico locale, con particolare attenzione alla rete di superficie.
Dai dati del preconsuntivo 2026 emerge che le percorrenze degli autobus risultano inferiori di circa l’1% rispetto al 2025, un andamento che allontana ulteriormente l’obiettivo di recuperare i livelli di servizio precedenti all’emergenza sanitaria.
Il problema riguarda soprattutto la rete su gomma, mentre il servizio tranviario continua a risentire delle sospensioni legate agli interventi di manutenzione e ammodernamento delle infrastrutture.
Nonostante gli investimenti effettuati negli ultimi anni per acquistare nuovi mezzi, la quantità di servizio prodotta dall’azienda continua dunque a risultare inferiore alle aspettative.
Autobus troppo lenti, il traffico riduce le corse
Uno dei principali ostacoli individuati dai vertici aziendali riguarda la velocità commerciale degli autobus, ossia la velocità media con cui i mezzi percorrono le linee, considerando anche le fermate e i rallentamenti.
Secondo quanto spiegato da Aielli, i tempi effettivi di percorrenza sulle strade romane sono significativamente superiori a quelli ipotizzati nei documenti di programmazione economica del servizio.
Le previsioni utilizzate nei piani economico-finanziari fanno riferimento a parametri elaborati dall’Autorità di regolazione dei trasporti, ma le condizioni reali della circolazione nella Capitale rendono difficile raggiungere quelle prestazioni.
Quando un autobus impiega più tempo del previsto per completare un percorso, diminuisce il numero di corse che può effettuare durante il turno. Questo si traduce in una riduzione dei chilometri complessivamente prodotti, anche quando i mezzi disponibili sono stati rinnovati.
La congestione stradale rappresenta quindi un problema che incide direttamente sulla capacità dell’azienda di garantire i volumi di servizio concordati con l’amministrazione comunale.
Corsie preferenziali insufficienti e auto in doppia fila
Tra le cause dei rallentamenti, un ruolo centrale viene attribuito alla configurazione della rete stradale e ai comportamenti degli automobilisti.
Roma dispone di un numero insufficiente di corsie riservate al trasporto pubblico, mentre quelle esistenti non sempre riescono a garantire un passaggio regolare degli autobus.
Le occupazioni abusive delle corsie preferenziali, la sosta vietata e i veicoli lasciati in doppia fila contribuiscono a compromettere la circolazione dei mezzi pubblici.
In alcuni casi, le automobili parcheggiate irregolarmente impediscono completamente il transito degli autobus, determinando interruzioni del servizio e ritardi che possono ripercuotersi sulle corse successive.
Atac, di fronte agli episodi più gravi, presenta esposti alla procura della Repubblica per ipotesi di interruzione di pubblico servizio.
Il problema, tuttavia, continua a ripresentarsi, soprattutto lungo le strade dove autobus e traffico privato condividono gli stessi spazi.
La mancanza di percorsi protetti rende così il trasporto pubblico particolarmente vulnerabile alla congestione, con effetti sulla puntualità e sulla frequenza delle corse.
Tremila imprevisti ogni anno sulle strade della Capitale
Alle difficoltà quotidiane della circolazione si aggiunge un numero considerevole di eventi che modificano improvvisamente la viabilità.
Secondo i dati richiamati durante l’audizione, ogni anno a Roma si verificano circa 3.000 episodi imprevisti capaci di interferire con il servizio degli autobus.
Tra questi rientrano incidenti stradali, manifestazioni pubbliche, guasti alle infrastrutture, rotture delle condutture idriche e interventi urgenti sulla rete stradale.
Si tratta di situazioni che possono rendere necessarie deviazioni temporanee, limitazioni dei percorsi o sospensioni della circolazione.
Per un sistema di trasporto articolato come quello romano, la frequenza di questi eventi rappresenta un ulteriore elemento di difficoltà nella programmazione quotidiana.
La combinazione tra rallentamenti ordinari e interruzioni improvvise contribuisce ad aumentare la distanza tra il servizio pianificato e quello effettivamente realizzato.
Mancano 300 autisti, pesano anche le assenze del personale
Le criticità non riguardano esclusivamente le condizioni delle strade. Atac deve affrontare anche una situazione complessa sul fronte delle risorse umane.
All’azienda mancherebbero circa 300 conducenti rispetto al fabbisogno necessario per garantire il servizio programmato.
Una carenza che continua a rappresentare un ostacolo nonostante le iniziative avviate per favorire l’ingresso di nuovo personale, tra cui i percorsi formativi dell’Academy aziendale.
A questo problema si aggiunge quello delle assenze dei dipendenti, il cui andamento incide sulla disponibilità quotidiana degli autisti e sull’organizzazione dei turni.
La difficoltà di reperire un numero sufficiente di conducenti rende più complicato coprire tutte le corse previste, soprattutto quando si verificano assenze improvvise o altre necessità operative.
Il rinnovo della flotta, quindi, non è sufficiente da solo a incrementare il servizio, se non viene accompagnato da un organico adeguato e da condizioni di circolazione che consentano ai mezzi di rispettare i tempi programmati.
Contratto di servizio Atac, cosa rischia l’azienda
Il mancato raggiungimento dei chilometri previsti dal contratto sottoscritto con Roma Capitale potrebbe determinare l’applicazione di penali economiche nei confronti della municipalizzata, con possibili conseguenze anche per i dirigenti.
Il contratto di servizio stabilisce infatti gli obblighi che l’azienda deve rispettare nella gestione del trasporto pubblico e disciplina le conseguenze degli eventuali inadempimenti.
La questione centrale riguarda ora le cause che hanno determinato il mancato raggiungimento dei volumi programmati.
Qualora Atac riuscisse a dimostrare che una parte delle percorrenze non effettuate dipende da circostanze esterne, riconoscibili come cause di forza maggiore secondo le disposizioni contrattuali, potrebbe evitare le relative penalità.
Non è però sufficiente individuare genericamente nel traffico o negli imprevisti la causa dei disservizi: sarà necessario verificare quali situazioni possano effettivamente giustificare il mancato rispetto degli obblighi assunti.
Il recupero dei livelli del 2019 resta lontano
L’obiettivo indicato dalla pianificazione aziendale era quello di riportare progressivamente la produzione chilometrica degli autobus ai livelli precedenti alla pandemia.
Il percorso di recupero, tuttavia, si sta rivelando più lento di quanto inizialmente previsto.
Il dato del 2026, con una riduzione delle percorrenze rispetto all’anno precedente, conferma le difficoltà nel raggiungere i risultati attesi.
I 4 milioni di chilometri mancanti rappresentano quindi non soltanto una possibile criticità contrattuale, ma anche un indicatore delle difficoltà strutturali del trasporto pubblico romano.
Per Atac e Roma Capitale la questione rimane legata alla capacità di migliorare la velocità degli autobus, garantire personale sufficiente e limitare le interferenze della circolazione privata.
Il confronto sui risultati del servizio sarà determinante per stabilire se e in quale misura il mancato raggiungimento degli obiettivi contrattuali comporterà sanzioni per l’azienda.
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